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Sanità digitale: l’importanza di investire nella formazione dei medici e degli operatori socio sanitari

05/08/2021

Sanità digitale: l’importanza di investire nella formazione dei medici e degli operatori socio sanitari

Editoriale di Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi e autore del libro “Il capitale digitale


L’innovazione tecnologica nel mondo sanitario si muove piuttosto velocemente, le nuove tecnologie a supporto della sanità sono, infatti, molteplici e nella maggior parte dei casi pronte per essere utilizzate: dai dispositivi wearable a supporto della Telemedicina, all’utilizzo dei Big Data, all’Intelligenza Artificiale.

Per fare in modo che l’innovazione digitale produca risultati positivi, sia in termini economici che produttivi, nel settore della sanità è necessario comprendere quale sia la situazione di partenza per impostare una strategia che indichi la direzione precisa e coerente di evoluzione dei modelli organizzativi e tecnologici al fine di avere una digitalizzazione che produca benefici.

Importante investire nella formazione dei medici e degli operatori socio-sanitari.

Il contesto
Nel contesto europeo e nazionale la crescita del numero di longevi va di pari passo con l’aumento di cronicità e non autosufficienza, e di conseguenza la richiesta assistenziale sarà sempre maggiore e i sistemi sanitari dovranno sostenere costi sempre più elevati. In quest’ottica, la digitalizzazione è una delle vie da seguire per affrontare le nuove sfide della sanità.
Ad oggi, i servizi online sono utilizzati per lo più per la registrazione e per la trasmissione tradizionale, ovvero per l’inserimento di dati clinici e anagrafici in determinati archivi e l’eventuale invio a soggetti autorizzati, non per scopi clinici. Soltanto il 10% dei medici generici effettua visite online. Per quanto riguarda la digitalizzazione delle cartelle cliniche, i Paesi Bassi sono in cima alla graduatoria dei paesi europei, con una percentuale di digitalizzazione pari all’83,2%, seguiti dalla Danimarca (80,6%) e dal Regno Unito (80,5%). Tuttavia, solo il 9% degli ospedali europei consente ai pazienti l’accesso online alla propria cartella clinica, e la maggior parte di essi ne dà solo un accesso parziale. In Europa, inoltre il 48% degli ospedali condivide per via elettronica alcune informazioni con i medici generici e gli operatori sanitari esterni. Le funzionalità della digitalizzazione sono dunque scarsamente utilizzate, tuttavia quando si adattano bene ai bisogni degli operatori possono diventare molto utili e piuttosto popolari come il servizio di archiviazione digitale delle immagini radiologiche, disponibile nel 53% degli ospedali europei.

Dove possiamo arrivare
Il fascicolo sanitario elettronico, la ricetta sanitaria elettronica e la ricetta veterinaria dematerializzata, la gestione telematica delle liste d’attesa e i servizi territoriali affidati alla telemedicina, la teleassistenza e la teleriabilitazione, a fronte di un’emergenza sanitaria senza precedenti come quella da COVID-19, si presentano come strumenti da rafforzare attraverso delle soluzioni più innovative. È ormai evidente che gli strumenti della sanità digitale apportano dei sostanziali benefici all’intero sistema sanitario e che la direzione intrapresa dalle principali strutture sanitarie sia quella di garantire massima affidabilità, puntualità e sicurezza. L’obiettivo principale è sempre quello di curare al meglio il cittadino e la sanità moderna non può più limitarsi ad assicurare le cure necessarie durante le emergenze. Per questo è sempre più forte l’esigenza di affidarsi a soluzioni di sanità digitale.

Come sostengo ne Il capitale digitale”: “Non c’è argine che tenga per l’onda di cambiamento del modello economico che sta investendo l’intero pianeta. Quest’onda, che si chiama capitalismo digitale, dobbiamo imparare a cavalcarla: per non esserne travolti e per non perdere l’occasione di allargare il nostro orizzonte”, per questo è di estrema importanza investire nella formazione dei professionisti chiamati ad operare attraverso nuovi strumenti innovativi.
Il capitalismo digitale reclama, infatti, nuove competenze e richiede percorsi, modelli e strumenti di certificazione di questo sapere innovativo; ecco perché ritengo sia la formazione il campo di applicazione più importante tra le novità che il “capitale umano digitale” reca con sé. È importante, allora, soprattutto riuscire a rinnovare le pratiche di formazione dei professionisti della sanità, realizzando contesti tecnologici praticabili con cui attivare la partecipazione attiva dei cittadini e degli operatori stessi alla co-produzione della salute di tutta la popolazione. Senza questo si corre il rischio di non cogliere le opportunità che il cambiamento economico in corso offre.