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Tempi predefiniti per visite mediche? Arrivano i “Tempari” che non mettono tutti d’accordo

31/08/2017

Tempi predefiniti per visite mediche? Arrivano i “Tempari” che non mettono tutti d’accordo

Tempi certi per visite specialistiche ambulatori “critiche”. La Regione Lazio di recente ha approvato la delibera sui cosiddetti ‘Tempari’, una tabella di riferimento con ben specificati i tempi in cui realizzare visite mediche di primo livello, ossia esami utili per un approccio diagnostico iniziale.
Risonanze magnetiche dai 30 ai 50 minuti, visita neurologica, ginecologica e urologica in 20 minuti, colonscopia in 45, endoscopia in 30 minuti.

Questi sono solo alcuni dei tempi stabiliti con il supporto dei medici SUMAI (Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria), che lavorano nei poliambulatori delle aziende sanitarie locali e che hanno contribuito a creare questi prospetti.

La tabella programmatica è finalizzata ad abbattere le liste d’attesa, un fenomeno critico che rappresenta una delle piaghe più gravose per il Sistema Sanitario Nazionale. Dopo il Lazio, in itinere l’approvazione dei Tempari anche per Sardegna e Lombardia.

L’adozione dei tempari, e quindi di tempistiche previste per le varie visite specialistiche, è infatti un atto demandato all’autonomia regionale.
Ogni singola regione può quindi scegliere di adottarlo o meno. I tempari possono avere dei risvolti importanti.
Un primo punto riguarda la salute pubblica: per rientrare nei tempi previsti dai tempari il medico infatti potrebbe metterci meno del dovuto a visitare.
L’altro aspetto cruciale riguarda l’applicabilità della legge sulla responsabilità professionale (ovvero la Legge Gelli). Il medico, infatti, nel caso in cui rispetti i tempi previsti, potrebbe subire conseguenze sotto il profilo della responsabilità professionale da parte del paziente. Mentre, nel caso in cui non lo faccia, potrebbe subire conseguenze sul lavoro da parte della struttura sanitaria (come, ad esempio, l’accusa di inadempimento contrattuale).

L’approvazione dei Tempari ha suscitato perplessità da parte di alcune frange della rappresentanza medica: in prima linea la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) che ha espresso il suo disappunto sulla fattibilità di prevedere quanto tempo sia necessario per eseguire una prestazione: «Vogliamo lesinare la quantità di cura erogata ai nostri pazienti, misurandola col cronometro? La FNOMCeO non può accettarlo», ha commentato in una nota stampa la Presidente, Roberta Chersevani.

Fa eco ANAAO per bocca del Segretario Regionale Lazio Guido Coen Tirelli: «Così si rischia di trasformare l’ospedale in una catena di montaggio».

L’Alleanza per la Professione Medica (APM) si domanda «come si possa fare un’elettromiografia semplice in 5 minuti o prevedere che una visita oncologica ne duri 20 quando c’è da considerare l’aspetto umano, empatico e dell’ascolto del paziente».

«I tempari – spiega invece il Segretario Generale della Cisl Medici Lombardia, Danilo Mazzacane –, condivisi con tutte le Organizzazioni Sindacali rappresentative, sono auspicabili particolarmente per le visite specialistiche ambulatoriali territoriali che non hanno carattere d’urgenza, ma che sono programmabili. Queste prestazioni sono di primo livello, distinte da quelle di secondo livello di competenza ospedaliera ed usufruibili seguendo un percorso predefinito ospedale-territorio. La organizzazione contrattuale del lavoro delle due categorie di specialisti, territoriali ed ospedalieri, è diversa. Ma, se ben coordinata, può evitare prestazioni doppione e realizzare una notevole riduzione delle liste di attesa. Il tempo dovrà essere per tutti sufficiente a realizzare l’importante alleanza terapeutica medico-paziente, evitando la reiterazione di prestazioni e soddisfacendo la domanda di salute con il prendersi cura dell’assistito come persona. Ovviamente – conclude Mazzacane – occorrerà per entrambe le categorie di medici tenere conto delle attrezzature e del personale di supporto a disposizione. Oltre al tempo necessario all’utilizzo informatico del referto e delle ricette».