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Lo Stato paga i medici 40 anni dopo: “finalmente le nostre borse di studio”

Compensi mai versati agli specializzandi, rimborsi per 22 milioni

La borsa di studio arriva dopo quasi quarant’anni, in forma di assegno a quattro o cinque zeri, sventolato sotto sorrisi smaglianti e teste ingrigite nell’attesa. È in euro il risarcimento per anni di turni in reparto senza ferie, né malattie, né tempo libero per chi, già laureato in Medicina, lo sacrificava in guardie mediche, ripetizioni e altri lavori extra per rimediare qualche lira. Il mestiere di specializzando in Italia, dal 1978 fino al 1991, era lavoro gratis in violazione delle direttive europee che avevano imposto un “giusto compenso” per i medici in formazione.

L’ Italia le ha recepite con oltre dieci anni di ritardo e ha iniziato ad applicarle pienamente solo con la Finanziaria del 2006, spiega Marco Tortorella, avvocato della Consulcesi, che ieri, a Milano, ha consegnato a 628 medici, di cui 353 lombardi, risarcimenti per oltre 22 milioni. Era l’ultima tornata delle cause collettive vinte dal colosso dell’assistenza legale che rappresenta gran parte dei centomila medici che hanno citato lo Stato per avere la borsa di studio.

Ad averne diritto, calcola il presidente Consulcesi Massimo Tortorella, sono quasi il doppio; circa 130mila medici specializzati prima del ’91 senza prendere una lira, e altri 65mila che, dal ’93 al 2006, hanno avuto contratti di formazione pagati anche un terzo del dovuto. Oltre alle borse ci sono i contributi non corrisposti, chiarisce l’avvocato, e le carriere danneggiate: “Alcuni iscritti prima del ’91 non hanno potuto spendere il proprio titolo all’estero: non veniva riconosciuto se non dopo una trafila lunghissima, proprio per l’inadempienza dello Stato, sancita da tre sentenze della Corte di giustizia europea, oltre che da innumerevoli pronunciamenti della Cassazione, del Consiglio di Stato, dei tribunali“.

Vincono quasi sempre, gli ex specializzandi: lo Stato ha già sborsato circa 650 milioni di euro in risarcimenti, spiega il presidente Tortorella, di cui 530 nelle class action di Consulcesi, e “ci sono cause pendenti per circa cinque miliardi; una manovrina. Ma si tratta di riconoscere un diritto“. Il Governo, per altro, ha tentato la transazione, con un disegno di legge plebiscitario più che bipartisan, che s’è sbloccato in commissione.

Bilancio del Senato “perché le rappresentanze dei medici“, in particolare la Federazione degli Ordini, “vogliono che si risarcisca anche chi non ha fatto causa – spiega Massimo Tortorella -. Ma così viene a mancare il risparmio per lo Stato“.

A maggior ragione dato che la prescrizione, dieci anni da quando l’Italia ha cominciato la rispettare le regole, scatta quest’anno: il 21 ottobre per chi ha lavorato gratis prima del ’91, il 2 novembre per i remunerati in parte fino al 2006. ” Per interromperla – chiarisce l’avvocato Consulcesi, che prepara una nuova causa collettiva – basta avviare l’azione legale, o anche solo manifestare la volontà di esercitare il proprio diritto con una diffida da inviare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai Ministeri competenti. Consigliamo di farlo entro il 20 ottobre“.

 

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