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Medici, dopo anni arrivano i rimborsi della specializzazione: “Finalmente ci viene riconosciuto un nostro diritto”

C’era chi dopo un turno di tredici ore in ospedale finiva a fare le pizze e chi, invece, si alzava all’alba per fare prelievi del sangue nelle Asl. O chi di notte sostituiva colleghi alla guardia medica. Tra lavoretti per mantenersi e turni in sala operatoria gli ex medici specializzandi dormivano pochissimo. Ma gli unici soldi che portavano a casa erano quelli dei lavoretti occasionali: al massimo 3-400 mila lire al mese. Cifre con cui a malapena riuscivano a pagarsi qualche spesa. Sì perché tra il 1978 e il 2006 – anno in cui sono stati introdotti gli stipendi (circa 1800 euro lordi al mese) – i 160 mila specializzandi degli ospedali italiani hanno lavorato gratis. Con turni di 13-14 ore al giorno. Oggi però hanno ottenuto quello che spettava loro: chi 40 mila euro, chi 60 mila, qualcuno – magari con più specializzazioni – anche 80 mila. Per un totale di 22 milioni di euro che oggi a Milano verranno consegnati a oltre 630 medici, di cui 350 lombardi. Soldi frutto dell’azione legale portata avanti contro lo Stato da Consulcesi, che assiste i camici bianchi nella richiesta di rimborso per gli stipendi mancati durante la specialità. Una causa collettiva che va avanti da circa 15 anni nata perché l’Italia ha violato una direttiva europea nella formazione dei medici ai quali spetta una adeguata retribuzione.

 “Ho fatto la specialità al San Matteo di Pavia e, quando non stavo in ospedale, passavo le notti al centro trasfusionale con l’Avis. O facevo sostituzioni di 3 mesi alla guardia medica“, racconta Daniela Malagò, oggi medico libero professionista. A oggi la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pagato già 530 milioni di euro agli oltre 100 mila medici che hanno fatto ricorso. Negli ultimi sei mesi sono stati 30 i milioni consegnati. Da Consulcesi spiegano che “a ogni medico spettano circa 40 mila euro, ma alcuni di loro, con più specializzazioni, possono arrivare fino a 80 mila. Se lo Stato dovesse rimborsare tutti i medici italiani, spenderebbe circa 4 miliardi di euro“. Una “manovrina”, insomma. Per questo, è in Senato c’è un disegno di legge che propone un accordo transattivo tra le parti. 

Quando lavoravo come specializzanda non ero consapevole di avere un diritto, ma oggi che mi viene riconosciuto ne sono felice. Penso sia giusto, per noi che abbiamo lavorato gratis e ci siamo inventati mille modi per vivere“, commenta Maria Cristina Campanini, gastroenterologo. Per tutto il tempo dell’università e della specializzazione ha vissuto a casa coi genitori: “Mio padre non ne voleva sentir parlare di pagarmi un appartamento“. Così, per pesare il minimo indispensabile sulla famiglia, Maria Cristina ha fatto di tutto: “Facevo i prelievi la mattina prestissimo nelle Asl prima del turno in ospedale, oppure passavo ore ai “caselli” della Croce Rossa, dei posti in strada di primo soccorso per incidenti domestici, dove si mettevano e si toglievano i punti. Oppure, in estate, facevo le sostituzioni alla guardia medica”. Stipendio mensile? “3-400 mila lire“. 

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