Consulcesi: supporto consulenziale per le Professioni Mediche
Menu

Entra nell'Area Riservata

Hai dimenticato la tua password?

Non sei iscritto? Prova Gratis Consulcesi Club

Successivo

Domande sbagliate al test di Medicina, sui social la rabbia dei candidati

“Il ministro dell’Università Maria Cristina Messa ha annunciato che verranno annullate le domande irregolari” nei test di ammissione alle facoltà di medicina? “La toppa è peggio del buco”. Lo afferma Massimo Tortorella, presidente del network legale Consulcesi, sostenendo che i fatti hanno dimostrato, per l’ennesima volta, che il numero chiuso, regolamentato così, continua ad essere una farsa.

“Dalle ore successive al test i candidati si erano accorti delle anomalie nei quesiti – sottolinea Tortorella – e in poche ore sul nostro sportello informativo www.numerochiuso.info e sui nostri social, abbiamo raccolto centinaia di segnalazioni. Ieri è arrivata un’interrogazione parlamentare del deputato Manuel Tuzi e poche ore fa l’ammissione del ministro Messa che ha immediatamente annunciato ulteriori verifiche ed eventuale annullamento delle domande contestate.

“Questo sistema di selezione ha fatto fiasco ancora una volta – afferma Tortorella in una nota – cosa si aspetta a riformarlo? Non possiamo permettere che a pagare siano ragazzi che investono energie, tempo e denaro per poter coronare il loro sogno e crearsi un futuro. Per questo, come ci stanno chiedendo – sottolinea – li tuteleremo attraverso i ricorsi che in questi anni hanno portato a migliaia di riammissioni: per ultimo con una storica sentenza del Consiglio di Stato solo pochi mesi fa”.

Consulcesi passa poi in rassegna le domande errate nei test più segnalate: la n. 21 di logica e la n. 23 di biologia, a quanto sembra, non presentavano le risposte corrette. Ma anche la numero 2, di logica, e la 28 sempre di biologia, risulterebbero ambigue. Poi, una domanda di chimica inserita nella sezione di domande di cultura generale e così via. Sono centinaia le segnalazioni raccolte dai legali di Consulcesi, network specializzato in ambito sanitario, a soli 5 giorni dal test di ingresso alla facoltà di Medicina e Odontoiatria, che si è svolto in tutta Italia, con la partecipazione di oltre 66mila candidati. Secondo quando raccolto dai legali Consulcesi, che sta iniziando a predisporre i documenti idonei a fare ricorso, sarebbero almeno sei le domande dubbie o presunte errate

E ancora: la situazione è preoccupante – si legge nella nota – al punto che il deputato Manuel Tuzi, deputato M5s della commissione Cultura ha depositato ieri un’interrogazione alla ministra Maria Cristina Messa per far luce su quanto sta preoccupando migliaia di studenti e studentesse che hanno partecipato ai test di ingresso nelle facoltà di Medicina. La ministra ha ammesso che il test è debole. Ai microfoni di Radio Capital ha infatti dichiarato: “Vorrei incontrarmi con le commissioni che preparano i test, per riuscire a dare qualche cosa di un pochino meno debole per il prossimo anno”.

Da anni, i legali Consulcesi – ricorda la nota – vigilano su regolarità della prova e laddove si registrano irregolarità promuovono ricorsi che hanno portato a migliaia di riammissioni: le ultime solo due mesi fa, con una sentenza storica in nostro favore del Consiglio di Stato che ha ammesso che il fabbisogno non era consono alle esigenze. Consulcesi mette a disposizione dei candidati il portale web www.numerochiuso.info e i propri social, per raccogliere testimonianze e fornire informazioni su come tutelarsi in caso di scorrettezze durante la prova. A loro disposizione ci sono anche consulenti consultabili gratuitamente attraverso il numero verde 800.189091

 

Fonte: Adnkronos

Precedente Successivo

Specializzazione medicina. Consulcesi: “Bene aumento borse ma non basta contro fuga medici”

E’ un provvedimento giusto che servirà certamente ad assorbire parzialmente i grave imbuto formativo accumulato, ma purtroppo è insufficiente per eliminare il problema e limitare una delle sue più gravi conseguenze, ovvero la fuga dei medici all’estero”. Così il presidente Massimo Tortorella che annuncia: “Da oggi è attivo lo sportello gratuito di Consulcesi rivolti agli aspiranti specializzandi”.

Siamo molto soddisfatti dell’aumento delle borse di specializzazione in medicina previste per il 2021, ma temo che non bastino a contrastare la fuga dei nostri medici all’estero. Così rischiamo di rimanere senza specialisti proprio quando ne abbiamo più bisogno a quasi due anni dall’inizio dell’emergenza Covid”.
A lanciare l’allarme è Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, in vista del prossimo test di ammissione che si svolgerà il 20 luglio. Il destino dei giovani medici italiani si deciderà domani con una prova composta 140 domande a risposta multipla, ciascuno con cinque possibili risposte. In migliaia non ce la faranno e, viste le modalità di selezione, non tutti saranno scartati per demerito. Qualche settimana fa il ministero della Salute ha firmato un decreto che ha portato 17.400 i posti disponibili nelle scuole di specializzazione di Medicina finanziate dallo Stato per l’anno accademico 2020/2021, cioè 4.200 in più rispetto a quelli inizialmente previsti e bandite nel 2019/2020. L’anno precedente il numero era circa la metà: 8.000.
“E’ un provvedimento giusto che servirà certamente ad assorbire parzialmente i grave imbuto formativo accumulato, ma purtroppo è insufficiente per eliminare il problema e limitare una delle sue più gravi conseguenze, ovvero la fuga dei medici all’estero”, sottolinea Tortorella. Negli ultimi 8 anni, secondo i dati Ocse, sono oltre 9mila i medici che si sono formati in Italia e che sono andati a lavorare all’estero. Tra questi molti giovani medici laureati che non sono riusciti a entrare nella specializzazione dei loro sogni e che hanno ripiegato verso l’estero. “Ma meno specialisti in Italia significa anche cure e assistenza intempestive per i cittadini. Perchè alla fuga dei medici all’estero, si aggiunge anche quella dei medici che lasciano l’ospedale per strutture private. Uno studio dell’Anaao Assomed, l’associazione dei medici e dirigenti sanitari italiani, dono circa 24mila i medici specialisti che entro il 2023 potrebbero mancare all’appello nelle corsie d’ospedale, determinando un grave rischio per il Sistema sanitario nazionale”.

“Tutto questo dovrebbe spingerci ad aumentare ancora di più i posti disponibili nelle scuole di specializzazione: il problema della carenza di specialistici andrebbe affrontato a monte”, evidenzia Tortorella. Anche in questo caso Consulcesi mette a disposizione le sue competenze legali offrendo consulenze al numero 800 122 777 dello sportello gratuito a tutti gli aspiranti specializzandi che vogliono avere informazioni in caso di problemi legati alla prova di ingresso.

 

Fonte: Quotidiano Sanità

Precedente Successivo

In estate Ps nel caos: con carenza dei medici di famiglia, sistemi di cura in tilt

I mesi estivi sono il periodo dell’anno in cui la carenza dei medici di famiglia si fa sentire di più. Basta vedere i pronto soccorso perennemente intasati, anche di casi facilmente gestibili dal medico di medicina generale, per rendersi conto di quanto sia alto il fabbisogno in Italia. Tra ferie e i numerosi “incidenti” di vacanze, i medici di famiglia disponibili in questo periodo sono davvero pochi. Eppure, come ha denunciato Consulcesi ai test di ingresso al Corso di formazione specifica in Medicina Generale, che si sono tenuti a fine aprile, sono stati “scartati” ben 10 mila potenziali camici bianchi.
“Nel nostro paese c’è solo un medico di famiglia ogni 1.407 abitanti”, sottolinea Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi. “In alcune regioni i numeri sono ancora più bassi: nel Molise, ad esempio, c’è un medico di medicina generale ogni 1151 abitanti, in Basilicata 1 su 1184, in Abruzzo 1 si 1205, in Puglia un medico di famiglia su 1237… È inaccettabile per un paese che vuole puntare sulla sanità territoriale”, aggiunge. A questa carenza cronica si aggiungono i ritardi, anch’essi cronici. “Come la mancata pubblicazione del bando di concorso per il triennio 2021-2024, che era prevista alla fine di febbraio”, dice Tortorella. “Segno di una scarsa attenzione al problema, a cui invece andrebbe data la massima priorità”, aggiunge. Il rischio, infatti, è quello che moltissimi italiani, in vista dei diffusi pensionamenti previsti, rimangano senza medico di famiglia e che a loro non rimanga altro da fare che intasare i Pronto Soccorso.

Per questo, Consulcesi ha messo i piedi una vera e propria task force che ha l’obiettivo di cercare soluzioni legali utili a far accedere al corso di formazione specifica in Medicina generale più candidati esclusi possibili. E magari creare un precedente che servirà a limitare gli effetti del più problematico imbuto formativo che caratterizza il sistema formativo italiano. A luglio, ci sono gli ultimi giorni per fare ricorso per chi è fuori dalla graduatoria 2020-2023. Per maggior informazioni si può contattare il numero 800 189 091 dello sportello gratuito di Consulcesi.

 

Fonte: Libero Quotidiano

Precedente Successivo

Sanità: oltre 10mila aspiranti medici di famiglia ‘bocciati’, cresce allarme carenza

Il ruolo del medico di famiglia è considerato strategico per dare un’accelerata alle vaccinazioni anti-Covid, eppure si continua a investire troppo poco per aumentare la loro presenza sul territorio. O anche solo per compensare i numerosi pensionamenti stimati nei prossimi anni. Basta pensare al numero record di ‘bocciati’ al test di ingresso al corso di formazione specifica in Medicina generale, che si è tenuto meno di un mese fa. L’esito di quasi tutte le graduatorie parla chiaro: su 11.704 candidati solo 1 su 10 ce l’ha fatta. A denunciarlo è Consulcesi che, a seguito dei numerosi medici ‘scartati’, ha messo in piedi una vera e propria task force legale con l’obiettivo di mitigare questo ‘imbuto formativo’.
“Da Nord a Sud, la partecipazione ai test per accedere al corso di formazione in medicina generale ha raggiunto numeri importanti, quasi 12mila candidati, peccato che solo poco più di 1.300 futuri medici di famiglia ce l’hanno fatta”, commenta Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi. “Quasi il 90% cento dei candidati è stato scartato e una buona fetta di essi deciderà di andare all’estero, lasciando il nostro paese in carenza di medici di famiglia”, aggiunge. Neanche la pandemia è servita a riconsiderare questo spietato sistema di selezione che non premia sempre i più meritevoli. “Le conseguenze non si ripercuotono solo sulla carriera dei medici, ma anche sull’efficienza del servizio sanitario nazionale e di riflesso sulla qualità delle cure e dell’assistenza offerte ai cittadini”, sottolinea Tortorella.
“Presto moltissimi italiani si ritroveranno senza medico di famiglia. L’Enpam aveva diffuso dei dati abbastanza allarmanti – ricorda Tortorella – presumendo che entro il 2023 sarebbero andati in pensione 21.700 medici di famiglia, ovverosia oltre 3.000 ogni anno. “Succederà probabilmente proprio quando la loro presenza sul territorio diventerà ancora più importante per la gestione di una nuova emergenza, da quella attuale Covid-19 a quella post Covid”, spiega Tortorella. La task force messa a punto da Consulcesi proverà a rimediare a questa stortura – si legge in una nota – alla ricerca di soluzioni legali utili a far accedere al corso di formazione specifica in Medicina generale più candidati esclusi possibili. E magari creare un precedente che servirà a impedire o quantomeno limitare gli effetti del più problematico imbuto formativo che caratterizza il sistema formativo italiano.

Fonte: Il Tempo

Precedente Successivo

Oltre 10mila aspiranti medici base bocciati a test ingresso

Più di 10mila aspiranti medici di famiglia ‘bocciati’ ai test d’ingresso al Corso di formazione specifica in Medicina Generale. Su 11.704 candidati infatti solo 1 su 10 ce l’ha fatta. E’ quanto denuncia Consulcesi secondo cui cresce l’allarme per la carenza di camici bianchi. Di qui la creazione di una vera e propria task force legale con l’obiettivo di mitigare questo assurdo imbuto formativo e rimediare alla stortura cercando soluzioni legali utili a far accedere al Corso di formazione specifica in Medicina Generale più candidati esclusi possibili.
“Da Nord a Sud – commenta il presidente Massimo Tortorella – la partecipazione ai test per accedere al corso di formazione in medicina generale ha raggiunto numeri importanti, quasi 12mila candidati, peccato che solo poco più di 1300 futuri medici di famiglia ce l’hanno fatta”. In pratica quasi il 90% è stato scartato “e una buona fetta – afferma – deciderà di andare all’estero, lasciando il nostro paese in carenza di medici di famiglia”. Secondo Tortorella “neanche la pandemia è servita a riconsiderare questo spietato sistema di selezione che non premia sempre i più meritevoli”. “Le conseguenze non si ripercuotono solo sulla carriera dei medici, ma anche sull’efficienza del servizio sanitario nazionale e di riflesso sulla qualità delle cure e dell’assistenza offerte ai cittadini”, sottolinea. E conclude: “Presto moltissimi italiani si ritroveranno senza medico di famiglia. Succederà probabilmente proprio quando la loro presenza sul territorio diventerà ancora più importante per la gestione di una nuova emergenza, da quella attuale Covid-19 a quella postCovid”.

Fonte: Ansa

Precedente Successivo

Covid, il microbiologo Rasi: “Sputnik e vaccino cinese: senza informazioni non possiamo accettarli”

“Anche se hanno tutte le carte in regola per essere di ottima fattura e qualità, lo Sputinik e il vaccino cinese provengono da sistemi che usano standard di evidenza diversi dai nostri. Il che non significa che siano peggiori, ma che ci mancano informazioni, ma non sapere per noi non è un’opzione accettabile”. A dirlo Guido Rasi, ex direttore Ema e ora impegnato nella formazione di medici e operatori sanitari con l’incarico di direttore del provider Consulcesi Club.”Avere a disposizione le maggiori conoscenze possibili, vuol dire riuscire a gestire a livello sociale eventuali dubbi e criticità portando a supporto numeri ed evidenze, come è accaduto con il caso Astrazeneca”, spiega nel corso della masterclass Consulcesi Club, Il Covid-19 tra mutazione e varianti.

Tanti i dubbi e le domande dei sanitari alle quali rispondono il microbiologo Rasi e l’infettivologo Massimo Andreoni primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma. Ecco le quattro domande principali dei partecipanti:

Vaccini e varianti
I vaccini attualmente disponibili a mRNA contro il Covid-19 sono efficaci anche contro le varianti? La risposta è sì e la rassicurazione arriva da Massimo Andreoni ed è supportata anche da nuovi studi appena pubblicati – il 5 maggio sul News England Journal e The Lancet – che sciolgono molti dubbi sulla loro efficacia contro le varianti di SARS-CoV-2. Per questo è importante “proseguire con convinzione nella campagna vaccinale” aggiunge Andreoni.

Chi è guarito
Chi ha contratto il Covid-19 devono vaccinarsi ugualmente? La risposta è sì, ma solo con la seconda dose e con una distanza minima di almeno tre mesi dalla fine della malattia. “Chi ha contratto il Covid-19 – chiarisce Andreoni – deve vaccinarsi per potenziare la capacità di difenderci dall’infezione con una singola dose. Con un minimo di distanziamento dai 3 ai 6 mesi dalla fine della fine della malattia per evitare che siano presenti troppi anticorpi. La malattia è come se fosse la ‘prima dose’ e la seconda da richiamo” aggiunge.

I test
Quali sono i test che identificano la variante si deve sequenziamento del virus? Per identificare nuove varianti va fatto un sequenziamento del virus, è questo il modo più completo per monitorare tutte le mutazioni e capire se vi è una reale variante, cioè se il virus sia mutato in maniera sufficiente, risponde Andreoni che aggiunge: “Attualmente stiamo sequenziando solo determinate regioni del virus che ci interessano di più ai fini della risposta al vaccino e della trasmissibilità. Altri sistemi sono utili ma permettono di capire solo se la mutazione è presente, in quanto lavorano su mutazioni già conosciute ma non di riconoscerne di nuove”.

Il piano vaccinale
Cosa prevede il piano vaccinale per i non responder ai vaccini? Il programma vaccinale per ora non prevede una strategia specifica, al momento le istituzioni sanitarie sono impegnate nel monitorare la situazione con una campagna di esami sierologici per valutare lo stato di immunizzazione della popolazione. “Bisogna chiarire chi è un non responder, infatti spesso i sanitari giudicano la risposta al vaccino solo con la presenza o meno di anticorpi ma questo non è sufficiente. Emblematico è il caso degli immunodepressi che nella maggior parte dei casi sviluppano pochi anticorpi e potrebbero esser considerati non responder ma se analizziamo la risposta cellulo-mediata in realtà sono dei responder, anche se non hanno creato anticorpi “Per molti medici e per noi tutti è un nuovo mondo che comprendiamo giorno per giorno” “Per questo – aggiunge Rasi – la formazione dei medici innanzitutto che poi informano i cittadini ora è fondamentale più che mai”.

fonte: La Repubblica

Precedente Successivo

Covid, Tortorella (Consulcesi): “Formazione sanitari contro derive anti vax”

“E’ pericolosa la deriva antiprofessionale di medici e operatori sanitari nei confronti della campagna vaccinale anti Covid-19 che sta richiedendo uno sforzo notevole di Asl e dei centri vaccinali. Per contrastare il fenomeno, mai come ora è necessario puntare sulla formazione dei medici e degli operatori sanitari prima di tutto, e poi sulla informazione corretta e anti-bufale ai cittadini”. Commenta così il presidente Consulcesi Massimo Tortorella, il caso dei medici operatori sanitari contrari alle misure intraprese dal Governo per accelerare l’iter vaccinale. Attraverso un gruppo privato di Facebook – ‘Uniti per la nostra libertà e i nostri diritti’ – i camici bianchi stanno organizzando per il 21 aprile una protesta davanti Palazzo Montecitorio contro l’obbligo vaccinale per operatori sanitari.
“Si può discutere su tempi e modalità di erogazione dei vaccini – riprende Tortorella – ma non si può mettere in discussione il più grande strumento messo a disposizione dalla scienza: i vaccini. Questo episodio conferma la necessità di diffondere una corretta, approfondita e aggiornata conoscenza sul Covid e i vaccini. Fortunatamente, questo caso rappresenta solo una piccola parte della categoria medico-sanitaria che invece nella grande maggioranza si forma ed è desiderosa di conoscere”.

Oltre il 30% dei medici e operatori sanitari dei 100mila iscritti a Consulcesi Club hanno già concluso i 50 crediti previsti per l’anno in corso. “Questo risultato, se da una parte conferma il bisogno di formazione di medici e operatori sanitari, dall’altra è la riprova dell’efficacia della formazione a distanza come modalità preferita dai camici bianchi. Nell’ultimo anno, quasi la metà dei corsi è stata sul Covid-19 organizzati grazie alla consulenza di Guido Rasi, ex direttore Ema e ora direttore scientifico di Consulcesi Club. A piacere maggiormente è il corso su vaccini e varianti e le categorie che si formano di più sono infermieri, medici anestesisti e rianimazione, di medicina del lavoro e psichiatria”, spiega una nota.

Fonte: Libero Quotidiano

Precedente Successivo

Vertenza Stato-medici specialisti, Pagano (FI): “Governo Draghi intervenga subito”

Vertenza Stato-medici specialisti, Pagano (FI): “Governo Draghi intervenga subito” “Porterò la questione degli oltre 170mila medici specialisti all’attenzione del Governo per un’immediata soluzione alla lunga vertenza con un accordo transattivo”. È quanto afferma, nel corso dell’incontro organizzato da Consulcesi, il senatore Nazario Pagano (FI), Commissione Affari Costituzionali, e tra i fautori della prima ora della lunga battaglia per il riconoscimento dei diritti negati dei medici durante il periodo di formazione specialistica. “Già nei prossimi giorni porterò all’attenzione del Ministro della Salute Roberto Speranza e del Ministro dell’Economia Daniele Franco le istanze dei medici danneggiati, coinvolgendo anche i colleghi che seguono la vicenda da tempo, come il Sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri”. Il senatore Pagano si è reso disponibile a portare la vicenda all’attenzione del Parlamento anche con un nuovo Disegno di Legge.

 

Fonte: Leggo

Precedente Successivo

Ex medici specializzandi, retribuzioni all’attenzione del governo per accordo transattivo

«Anche tra i banchi della maggioranza, rinnovo il mio impegno a favore dei medici specialisti che tra il 1978 e il 2006 sono stati penalizzati dallo Stato. A partire dai prossimi giorni, porterò all’attenzione del Ministro della Salute Roberto Speranza e del Ministro dell’Economia Daniele Franco le istanze degli oltre 170mila medici che non hanno avuto la giusta retribuzione, coinvolgendo anche colleghi che seguono la vicenda da tempo, come il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri». Lo ha detto nel corso dell’incontro organizzato da Consulcesi, società che fornisce supporto legale ai professionisti del mondo sanitario, il senatore Nazario Pagano (FI), e tra i fautori della battaglia per il riconoscimento dei diritti dei medici durante il periodo di formazione.
Secondo le stime di Consulcesi, un accordo transattivo da medici e Stato porterebbe a un risparmio di oltre 78 milioni di euro a fronte di potenziali 15mila cause in tutti i gradi della giustizia. Le azioni legali contro lo Stato sono intentate dai medici per veder riconosciuto il diritto al compenso per gli anni di specializzazione post laurea in Medicina, attraverso una transazione che chiuda definitivamente la questione. «In questo modo – commenta Simona Gori, direttore generale di Consulcesi – si metterebbe fine alle 15mila cause legali potenziali, considerando i tre gradi di giudizio Tribunale, Appello e Cassazione e si darebbe il giusto riconoscimento alla categoria medica che oggi si sta spendendo con spirito di abnegazione per il nostro Paese».

Una spinta alla soluzione arriva anche dall’escalation di sentenze dei Tribunali che hanno condannato lo Stato italiano a riconoscere oltre 600 milioni di euro negli ultimi anni a migliaia di camici bianchi attraverso le azioni collettive.

L’europarlamentare M5S Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo, afferma: «Ora ci sono i fondi europei del recovery fund da investire e segnali positivi per la soluzione della vertenza arrivano anche dalla Corte di Strasburgo».

La chiusura dell’accordo transattivo è appoggiata dalle istituzioni medico-sanitarie. Il presidente della Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) Filippo Anelli chiede una soluzione definitiva a tutela di una generazione di medici fortemente penalizzata durante la specializzazione. «È il momento di mettere un punto alla questione dei rimborsi agli ex specializzandi, per questo facciamo un appello a governo e Parlamento affinché si dia una risposta alla categoria». E Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici di Roma ha chiesto un riscontro alle istituzioni, ribadendo che la richiesta non sarebbe altro che l’applicazione di una normativa europea.

 

Fonte: IlMessaggero.it

Precedente Successivo

Guido Rasi nuovo direttore scientifico Consulcesi Club

“Una buona sanità si poggia su una solida formazione medica”. È con questa consapevolezza che Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), da oggi diventa direttore scientifico del provider di educazione continua in medicina Sanità In-Formazione, gruppo Consulcesi. Un ruolo nuovo – riferisce una nota – che l’ex numero uno dell’Ema accoglie con grande entusiasmo e senso di responsabilità. “La formazione ha un ruolo centrale in ogni professione, specialmente in quella medico-sanitaria”, dichiara.
“Oggi, in tempi di pandemia, l’aggiornamento degli operatori sanitari è più importante che mai. Per questo – continua – è essenziale cercare di migliorarne, per quanto possibile, ogni aspetto”. Per Rasi si tratta di una grande sfida. “Il primo obiettivo è quello di creare una cabina di regia, capace di contrastare l’attuale frammentarietà della formazione professionale”, dichiara. “E’ altrettanto importante concentrare gli sforzi nella selezione delle nuove conoscenze, oggi più numerose che mai. Basti pensare che se 40 anni fa si contavano mediamente mille pubblicazioni scientifiche al mese, oggi è necessario filtrare circa 7mila pubblicazioni al giorno. È un cambiamento importante che va fatto con grande senso di responsabilità”, sottolinea.

Impresa, questa – prosegue la nota – che si sposa bene con gli obiettivi di Sanità In-Formazione, il principale provider Ecm italiano nella formazione a distanza, nominato anche quest’anno ‘Best Provider Fad’ nell’annuario della formazione. Con oltre 300 corsi di Ecm in Fad in 3D, interattivi e costantemente aggiornati, Rasi avrà a disposizione una piattaforma formativa già ben oleata e con una forte vocazione per l’innovazione. “Siamo lieti di accogliere Guido Rasi nel nostro team -dichiara Massimo Tortorella, presidente Consulcesi -. Siamo sicuri che le sue competenze si integrino perfettamente con quella che consideriamo la nuova frontiera dell’education, fatta dai prodotti tecnologici della new generation e in grado di penetrare il settore sanitario che ha bisogno di questi strumenti per rendere la formazione professionale in Italia competitiva a livello europeo”, conclude.

Fonte: ADNKRONOS

Precedente Successivo

Covid: neurologa Gori, ‘da dipendenze a disturbi sonno, ecco conseguenze Dad’

Dispersione scolastica, cattiva alimentazione, eccesso di sedentarietà, disturbi del sonno, binge watching, dipendenza da videogiochi. Sono solo alcune delle conseguenze che potrebbe avere la didattica a distanza (Dad), il nuovo modo di fare scuola ai tempi di Covid-19. A spiegarlo, in prospettiva di un aumento della Dad causato da una probabile recrudescenza dell’epidemia in Italia, è stata Maria Cristina Gori neurologa, psicoterapeuta e docente del corso Ecm ‘Imparare dal Covid-19: le conseguenze psicologiche da isolamento e didattica a distanza’, realizzato da Consulcesi.

“Le conseguenze psicologiche della Dad sono note solo in parte, ma sappiamo già che in alcuni casi possono compromettere l’apprendimento degli studenti”, dice Gori. “Pensiamo ai bambini con disturbi specifici dell’apprendimento, con disturbi visu spaziali o disfunzioni esecutive”, aggiunge. Senza contare l’aumentato rischio di burnout dei genitori. “Il carico educativo si poggia in gran parte sui familiari”, precisa.

Il vero problema non sarebbe la Dad di per sé, quanto la disponibilità dei mezzi necessari e le modalità con cui viene svolta. “La pandemia ha modificato profondamente le modalità della didattica e dell’apprendimento”, sottolinea la specialista. “In realtà sia i docenti che gli studenti sono riusciti e stanno riuscendo a rimodulare le strategie e le tecniche senza evidenti svantaggi sull’apprendimento dei contenuti. Il maggior rischio dimostrato – continua – riguarda invece la possibilità della dispersione scolastica che, secondo il rapporto Censis di maggio 2020, è stimato superiore al 10%. Ci si riferisce in questo caso e quelle fasce più disagiate che non riescono ad avere l’accesso in Internet o ai mezzi informatici”.

Secondo l’esperta, l’errore maggiore che si tende a fare con la Dad è di voler riprodurre la modalità in presenza con i mezzi online. “Le modalità classiche di apprendimento – spiega – non possono essere applicate alla Dad perché queste non permettono una sufficiente attenzione da parte degli studenti. I metodi più funzionali sono la ‘classe capovolta’, che si propone come un modello di sperimentazione della classe del futuro attraverso una rivoluzione della struttura stessa della lezione, ribaltando il sistema tradizionale che prevede un tempo di spiegazione in aula da parte del docente, una fase di studio individuale da parte dell’alunno a casa e successivamente un momento di verifica e interrogazione nuovamente in classe”.

Fonte: Il Tempo.it

Precedente Successivo

Zona rossa Lombardia, Tortorella (Consulcesi): “Pronta class action, stimati danni per 1 miliardo”

Consulcesi, realtà di tutela legale specializzata in cause miliardarie nella sanità, sta raccogliendo adesioni per proporre azioni collettive e individuali contro i responsabili dei danni subiti da commercianti ed imprenditori per gli errori di calcolo che hanno ingiustamente relegato la Lombardia in zona rossa. Il Presidente di Consulcesi Group, Massimo Tortorella: “Troviamo assurdo che il danno, stimato intorno al miliardo di Euro, provocato dalla Regione o forse dal Ministero della Salute, abbia creato un pregiudizio alle categorie già pesantemente penalizzate dall’emergenza Covid. Il danno va assolutizzante risarcito, siamo a disposizione per queste categorie”.

Fonte: il Giornale.it

Precedente Successivo

Coronavirus, Consulcesi: ‘Zona rossa Lombardia, rimborsi per 1 mld euro’

È dal 12 ottobre che migliaia di negozi e servizi commerciali hanno le serrande abbassate. Un errore di calcolo dei contagiati da Covid-19 che ha rovinato migliaia di famiglie di commercianti e piccole e medie imprese. Per questo il colosso legale Consulcesi, che da anni porta avanti con successo migliaia di cause a tutela dei medici, scende in campo a difesa dei diritti dei commercianti e degli imprenditori della Regione Lombardia.
«Le associazioni di commercianti e imprenditori hanno deciso di proporre class action, azioni collettive e individuali contro i responsabili per i danni subiti – dichiara Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi colosso legale che sta raccogliendo le adesioni per le azioni a tutela di diversi commercianti. – Stiamo attivando l’iter burocratico per richiedere la documentazione e le informazioni alla Regione per avviare la richiesta di risarcimento e di tutela dei danni subiti».

Consulcesi è il network leader in campo legislativo che con il suoi oltre mille consulenti da più di vent’anni porta avanti azioni collettive ed individuali per battaglie in ambito sanitario e non solo, che vanno dai turni massacranti alle ingiustizie bancarie. In particolare, le cause legali per sanare la non adeguata retribuzione degli anni di specializzazione hanno restituito in pochi anni a migliaia di medici oltre 500 milioni di euro. Secondo Consulcesi, da una prima disamina fattuale emerge che il grave errore sulla trasmissione dei dati utili per definire l’indice RT partirebbe sin dal 12 ottobre. Tale errore ha indotto solo ora le amministrazioni territoriali e centrali a rettificare l’assegnazione del colore della Regione Lombardia.

Da quanto emerso non erano conteggiati correttamente coloro che erano guariti da Covid-19. Concretamente, tale rettifica ha comportato in grave ritardo una riclassificazione del rischio e un passaggio della regione da rossa ad arancione.

Il conteggio sbagliato per la regione volano d’Italia avrebbe alzato l’indice RT e di conseguenza provocato restrizioni maggiori di quelle necessarie, causando ingenti danni all’economia, in particolare a commercianti e imprenditori, sostiene Consulcesi stimabili in rimborsi di oltre un miliardo di euro. Dopo la verifica dei documenti ufficiali e la conferma dell’errore di calcolo come testimoniato anche dall’Istituto superiore di Sanità, secondo gli esperti, si potrebbe chiedere un risarcimento del danno.

Consulcesi si avvale per questa iniziativa del network legale Consulcesi Partners. Per aderire alle azioni di tutela, C&P è a disposizione il numero verde 800.122.777 ed il sito internet www.consulcesiandpartners.it

Fonte: ADNKRONOS

Precedente Successivo

Vertenza ex specializzandi, Consulcesi: “Stato condannato a pagare 7 mln”

Una nuova sentenza dal Tribunale di Roma e un nuovo corposo rimborso ai medici che attendono da anni il compenso per il lavoro svolto durante la loro specializzazione tra il 1978 ed il 2006. Questa volta il network legale Consulcesi è riuscito a far destinare oltre 7 milioni di euro a 259 medici da troppo tempo in attesa di giustizia.

«Considerata la situazione di stallo della questione in Parlamento, siamo contenti che la nostra battaglia vada avanti e continui a essere riconosciuta nei tribunali – commenta Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi. – Non ci fermeremo finché ogni medico non riceverà ciò che gli spetta. A questo punto non è solo una questione di giustizia – continua – ma di rispetto verso professionisti che, ora più che mai, stanno facendo enormi sacrifici per contrastare la pandemia».

Quest’ultima sentenza del Tribunale di Roma (Sentenza n. 951/2021), la prima del 2021, arriva a seguito del lavoro tenace dei legali di Consulcesi che solo lo scorso anno ha consentito a quasi mille medici di ricevere rimborsi per un totale di ben 31 milioni di euro (sono invece già oltre 500 i milioni complessivamente riconosciuti ai medici tutelati da Consulcesi). Un enorme successo, un record rispetto al 2019, segno che Consulcesi non ha alcuna intenzione di mollare la presa. «Andremo avanti per sanare la disparità di trattamento che il nostro Paese ha riservato a un gran numero dei suoi medici rispetto a quanto hanno fatto gli altri Paesi europei», assicura Tortorella.

«Tuttavia, continuiamo a essere aperti verso un eventuale accordo che consenta di chiudere una volta per tutte questa annosa questione. La nostra priorità rimane quella di garantire ai nostri medici che venga fatta giustizia e lo faremo in un modo o nell’altro», conclude il presidente di Consulcesi. Consulcesi ha messo a disposizione un servizio di consulenza gratuita per avere informazioni sulla possibilità di intraprendere un’azione legale, contattando l’800.122.777 oppure direttamente attraverso il sito www.consulcesi.it.

Fonte: Adnkronos