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Dal craving al confort food: come sono peggiorate le abitudini alimentari con il Covid-19

01/02/2021

Dal craving al confort food: come sono peggiorate le abitudini alimentari con il Covid-19

Consulcesi presenta il corso Cibo & Covid-19. Nutrirsi al meglio durante la pandemia Dottoressa Marika Picardi - Biologa Nutrizionista e Biologa presso Policlinico Gemelli
Articolo di Marika Picardi, biologa nutrizionista 


Noia e stress derivati dall’isolamento hanno indotto molte persone al consumo eccessivo di cibo, soprattutto di “confort food”, determinando l’aumento dei fenomeni di “Food Craving”, desiderio irresistibile e difficile da controllare del consumo di alimenti gratificanti. 

Con le limitate possibilità di acquistare cibi freschi e le lunghe file ai supermercati si è assistito al record degli acquisti di ingredienti per la preparazione di dolci e prodotti da forno, come lievito di birra, zucchero, burro e uova, fenomeno che, da una parte, ha ingannato la noia causata dal troppo tempo libero, dall’altra, ha consentito di dedicarsi alla preparazione di cibi secondo le tradizionali ricette di famiglia e di nuovi piatti contribuendo all’aumento dell’obesità e aumentando il rischio di sviluppare disfunzioni del comportamento alimentare.

La valutazione precoce dello stato nutrizionale e un adeguato supporto nutrizionale nei pazienti affetti da COVID-19 e non, sono interventi fondamentali per prevenire e contrastare l’infezione prevenendo il fenomeno della malnutrizione inteso, non solo come perdita di massa corporea, ma soprattutto come incapacità di preservare l’ottimale massa muscolare e vitando squilibri a livello metabolico e della composizione corporea.

La sempre maggiore conoscenza dei meccanismi di azione del virus SARS-CoV-2 mette in luce il coinvolgimento non solo a carico dell’apparato respiratorio, ma di molti altri organi e apparati. Molto resta da capire, ma è ormai chiaro che la COVID-19 è molto più di una polmonite: si tratta di una malattia sistemica causata da una risposta infiammatoria incontrollata che determina una sovrapproduzione di citochine pro-infiammatorie che si traduce nella “tempesta citochinica” e conseguente infiammazione sistemica e danno multiorgano.

Ad aggravare la situazione vi è sicuramente l’incombenza dell’obesità, già di per sé causa di ulteriori complicanze che possono aumentare il rischio di morte. Tra le altre cose, l’obesità è anche associata a insulino-resistenza e diabete mellito di tipo II che, in associazione o indipendentemente da ulteriori patologie pregresse, in un quadro di polimorbidità, sono causa di deperimento dell’immunità.

Inoltre, in campioni fecali di pazienti affetti da COVID-19 è stato rilevato RNA virale e ciò ha posto le basi per ipotizzare l’esistenza di uno stretto legame tra microbiota intestinale e polmonare: si parla di “gut-lung axis”, asse attraverso cui l’intestino modula l’immunità del polmone e viceversa.

È chiaro quindi che mantenere il microbiota umano in buona salute attraverso una dieta equilibrata e un corretto stile di vita significa prevenire molte patologie tra cui le infezioni virali.

Attualmente non sono disponibili terapie o strategie di intervento certe per prevenire l’insorgenza o ridurre la gravità della COVID-19, così come non è stato stabilito che un singolo alimento possa prevenire la malattia e preservarne la sua incolumità. È noto però che molti nutrienti hanno un ruolo importante contro le infezioni virali in quanto caratterizzate da proprietà antinfiammatorie e immunomodulanti. Per cui è necessario prestare attenzione al mantenimento di una dieta sana, un corretto stile di vita e un adeguato regime di esercizio fisico: lo screening nutrizionale e un adeguato supporto nutrizionale devono essere parte integrante della gestione del paziente.