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Turni massacranti, aumento dei rischi in corsia. Così lavorano i medici della sanità pubblica

La carenza di personale e una direttiva violata negano un diritto riconosciuto a tutti. Così il personale degli ospedali è pronto a ricorrere alla class action contro lo Stato

 

Il Dr. Sacchetto risponde al telefono mentre è in giro visita in un ospedale romano. “Quando passi dodici ore di seguito in un pronto soccorso o su un’ambulanza il rischio errore è dietro l’angolo. Ho visto medici e paramedici svenire per la fatica. Venire giù in mezzo alle corsie come sacchi“. Questo è il ritratto di chi dopo una lunga carriera nella sanità pubblica fa della vita del medico oggi e saluta con favore l’entrata in vigore della direttiva Ue che regola l’orario di lavoro.

La direttiva  2003/88 che oggi preoccupa tanto, dispone che i lavoratori non superino le 48 ore settimanali di lavoro con riposi, tra un turno e l’altro, di almeno 11 ore. In Italia è stata applicata a tutte le categorie professionali ad esclusione dei lavoratori del comparto sanitario. Questi ultimi erano stati esclusi attraverso le finanziarie del 2007 e del 2008. Nel 2012 l’Ue aveva già richiamato l’Italia e lo scorso anno l’aveva minacciata di aprire la procedura di infrazione. Senza la direttiva e a causa della carenza di personale, negli ospedali questi orari sono stati negli anni sistematicamente sforati come raccontano i medici stessi.

C’è chi si è sentito male. E’ accaduto a Stefano Auriemma, dirigente medico cardiochirurgo presso una Uls del Veneto, che racconta “la scorsa settimana ho lavorato 90 ore. Mi è capitato di iniziare il turno alle 7.30, concludendolo alle 21.30 e poi essere richiamato per un’urgenza dalle 22.30 alle 9.30 del mattino successivo. In aggiunta ho fatto tre turni di guardia e due di reperibilità, ho lavorato sabato e domenica e non è stata  mai prevista la compensazione del riposo non goduto. Al termine dell’ultimo turno insonne mi sono sentito male e ora per salvaguardare la mia salute sono dovuto ricorrere a giorni di malattia. Questa è la regola per una inadeguata distribuzione dei carichi di lavoro e della turnistica”.

Secondo il medico “l’unica soluzione all’applicazione della normativa europea sia l’adeguamento degli organici a quelli europei, ma  figuriamoci“. In simile contesto sono molti i medici e gli infermieri pronti a ricorrere alla class action contro lo Stato.

Perché dalla vicenda dei “turni massacranti” non rimane fuori nessuno del personale sanitario, neppure i precari e gli specializzandi. “La preoccupazione più grande è che una volta entrata in vigore la direttiva alcuni servizi possano saltare per la mancanza di personale. Celando dietro l’applicazione delle norme l’ennesimo taglio lineare alla sanità pubblica” – spiega Stefano Barone, segretario amministrativo Nursind della Provincia di Roma –  “piuttosto sarebbe auspicabile l’assunzione dei precari e un nuovo concorso. Nel Lazio l’ultimo si è svolto nel 2008 e l’età del personale infermieristico incide sulla qualità di un servizio spesso pesante e fisico, si pensi a tutte le volte volte in cui si devono sollevare i pazienti“.

Questa settimana ho lavorato su due turni, uno da 14 ore e l’altro da 17” – racconta Giuseppe un infermiere del reparto di cardiologia in un ospedale romano che aggiunge: “Nell’ultima busta paga avevo 40 ore di straordinario svolte per coprire i buchi di personale, ma ci sono colleghi che riescono ad arrivare a cento ore mensili. E’ una maniera di lavorare usurante sia dal punto di vista fisico che mentale“.

Non va meglio a Massimo Trevigne dell’ospedale di Udine “Nell’arco dei prossimi tre giorni mi aspettano un totale un di 36 ore effettive di turno e altre 18 di reperibilità. Se per assurdo dovessi lavorare tutte e 18 le ore di reperibilità farebbero 54 ore in tre giorni, cioè 19 ore al giorno“.

Così il personale medico e paramedico in queste ore si sta dividendo tra chi spera di recuperare qualche soldo dalla class action che i sindacati stanno preparando e chi invece spera solo di normalizzare la propria situazione lavorativa, come Giuseppe che è consapevole che dall’applicazione della norma europea deriverà una minore retribuzione, ma almeno “recuperiamo la dignità del nostro lavoro“.

D’altronde il rischio di “una multa pazzesca” come l’ha definita la Presidente di Commissione Igiene e Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi è dietro l’angolo se la normativa non entrasse in vigore aggiungendo che “Nella Legge di stabilità abbiamo emendato, dicendo di sbloccare il turn over almeno per i cosiddetti ‘h24’, ‘h12′ e per le urgenze piu’ grandi, per evitare che per i medici ci siano turni massacranti di 24 o 72 ore“.

Ma nelle stesse ore il Consulcesi, sindacato che si sta occupando dei ricorsi annuncia che ha già avviato 5 mila ricorsi contro lo Stato con l’obiettivo di recuperare circa 80 mila euro per ogni medico e “considerando che sono 100mila i medici che lavorano nel comparto pubblico e sono quindi sottoposti a turni massacranti, per le casse pubbliche c’è il rischio di un altro salasso“. Un salasso da circa 3 miliardi di euro.

La legge è dalla tua parte: non rinunciare a un tuo diritto. Informati ora.

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