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Spot sui risarcimenti, Consulcesi: “Presenteremo una denuncia alla Procura di Roma contro lo spot della società Obiettivo Risarcimento”

Lettera della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) alla Commissione parlamentare di vigilanza Rai contro la messa in onda, anche sulle reti del servizio pubblico, del nuovo spot di una società “nota per intentare – e sollecitare – azioni di rivalsa, anche temerarie, verso il Servizio Sanitario nazionale da parte di pazienti che non si ritengano soddisfatti delle prestazioni ricevute”. “Dovrebbe prevalere l’interesse pubblico, lo Stato dovrebbe tutelare la più grande azienda italiana, il Servizio sanitario nazionale produce salute. Il sentire dei medici verso questo spot è di pura indignazione”, ha detto Filippo Anelli, presidente di Fnomceo. Anelli ha annunciato anche una lettera al Consiglio nazionale forense in relazione alle pressioni da parte degli avvocati per intentare cause di risarcimento che “al 90% finiscono in un nulla di fatto, ma che aumentano il clima di tensione in cui lavorano gli operatori sanitari”. Nello spot pubblicitario a pagamento della Società di tutoring Obiettivo risarcimento, Enrica Bonaccorti afferma: “A tutti può capitare di sbagliare, anche agli ospedali. E in questi casi tutti hanno diritto a un giusto risarcimento. Se pensi di aver avuto un danno chiama Obiettivo Risarcimento. Facciamoci sentire. Ci sono fino a dieci anni di tempo per reclamare quello che ci spetta”.

Una petizione online per chiedere al Ministro della Salute, Giulia Grillo, di sollecitare ‘l’adozione di strumenti di controllo preventivo, al fine di evitare che messaggi distorti, veicolati su canali pubblici, arrechino danno al Servizio Sanitario nazionale, che, nonostante tutte le difficoltà, assicura elevati livelli certificati di tutela della salute e di assistenza ai cittadini’. E’ questo, spiega una nota della Fnomceo, “il primo intervento messo in atto dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, come reazione alla messa in onda, anche sulle reti Tv della Rai, del nuovo spot di una società nota per intentare – e sollecitare – azioni di rivalsa, anche temerarie, verso il Servizio Sanitario nazionale da parte di pazienti che non si ritengano soddisfatti delle prestazioni ricevute”.

“Inutile sottolineare – scrive il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli – l’allarmismo ingiustificato che simile messaggio ha destato nei cittadini e negli operatori, amplificato dalla diffusione su reti pubbliche”, che cita l’effetto “perverso” dello spot di “incentivare il ricorso alla medicina difensiva come meccanismo di tutela nell’esercizio della professione da parte dei medici”. Inoltre, “in questo modo, si determina nella classe medica la perdita della serenità indispensabile per effettuare le scelte terapeutiche in favore dei pazienti”.(ANSA).

Cisl Medici, basta pubblicità che istigano all’odio

“Dai cartelloni con le manette, alle donne che hanno subìto violenza con un camice bianco che si intravede in sottofondo che lascia ampio spazio alla fantasia di chi guarda. Non bastava l’orda di avvocatucci che ormai girano dentro gli ospedali a caccia di possibili clienti al pari dei cassamortari. Ma la Bonaccorti no, questa non ce l’aspettavamo”. Così, Biagio Papotto, segretario generale Cisl Medici, commenta lo spot, che, titola il comunicato, “istiga all’odio” in cui la presentatrice, si legge in una nota, “si è avventurata in una pubblicità che gira in video e nelle chat in questi giorni, nella quale dice che ‘se pensi di dover avere un risarcimento da un danno ricevuto in ospedale ecco il numero di telefono, hai anche 10 anni per avere ciò che ti spetta…'”. “Perché – si chiede Papotto – non mettere in evidenza quanta fatica, quante vite vengono salvate ogni giorno, quanta qualità c’è nella sanità italiana, che mette il nostro Paese al terzo posto nel mondo?”. Allo stesso tempo, conclude la nota, “non sento mai parlare di tutte le cose buone che i nostri medici fanno quotidianamente con il massimo della serietà e con le risorse che si ritrovano”.

Medici Smi, Rai ritiri spot e ministro intervenga

La Rai ritiri lo spot ed intervenga il ministro Grillo. Sono queste le due richieste del sindacato dei medici (Smi) in relazione alla campagna pubblicitaria che offre assistenza legale per la richiesta di risarcimenti per errori sanitari. ”Lo spot di Enrica Bonaccorti che sponsorizza un sito che fa consulenza legale per ottenere risarcimenti per errori nell’assistenza ospedaliera troppo semplicisticamente ha un solo effetto: quello di criminalizzare i medici impegnati tutti i giorni nelle corsie dei nosocomi del nostro Paese a salvare vite umane”, scrive Pina Onotri, Segretario Generale dello SMI (Sindacato Medici Italiani). ”Tutta la vicenda è paradossale – sottolinea Onotri – da un lato la signora Enrica Bonaccorti, appare evidente, non padroneggia la legge italiana sul rischio clinico e per questo siamo a disposizione, con nostri colleghi medici, specialisti della materia, per colmare questa sua grave lacuna. Dall’altro lato, è oltre modo grave che la Rai, azienda pubblica, non conosca la recente normativa che regola i danni arrecati ai pazienti ricoverati”. ”La recente legge 24/2017 in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, si legge nella nota, ha infatti definito le responsabilità in tema di errori clinici di natura multifattoriale, in quanto generati dalla interazione tra diverse componenti del sistema ospedaliero: tra quella tecnologica, umana ed organizzativa, quindi non riconducibile ad una sola figura professionale”. ”Non ne possiamo più con la continua messa sotto stato d’accusa dei medici -sottolinea il segretario generale – vogliano dire basta a questa campagna pubblicitaria promossa da studi di avvocati che pubblicizzano su giornali, radio, televisioni ed internet, in modo superficiale, la loro disponibilità gratuita a sostenere legalmente chi pensa di aver subito un danno in sanità. In questo modo si danneggiano i pazienti e i medici, creando ad arte un clima di rivalsa. La Rai ritiri lo spot della Enrica Bonaccorti – conclude Onotri – ed intervenga il Ministro Grillo contro questa odiosa manovra”

‘Denuncia in procura contro spot risarcimenti’

“Presenteremo una denuncia alla Procura di Roma contro lo spot della società Obiettivo Risarcimento perchè fornisce ai cittadini una comunicazione ingannevole e scorretta”. Lo annuncia Consulcesi, network dedicato a chi opera nel mondo medico-sanitario e fornisce tutela legale ai camici bianchi. “Uno spot del genere stimola tensione contro il mondo sanitario – sottolinea il presidente Massimo Tortorella – e fomenta azioni contro gli operatori sanitari. Queste comunicazioni sono sbagliate e vengono fatte da società il cui unico obiettivo è il riscontro economico”. Tortorella specifica inoltre che, stando ai dati ufficiali dei tribunali italiani, “il 97% delle cause intentate in sede civile per risarcimenti in seguito a presunti errori diagnostico-sanitari, finisce in un nulla di fatto”. E Ancora: “La cattiva comunicazione sul Servizio sanitario pubblico è una piaga, il Ssn è un’eccellenza italiana. Uno spot come quello mandato in onda crea un grave danno d’immagine per gli operatori sanitari”. Nello spot pubblicitario a pagamento della Società di tutoring Obiettivo risarcimento, Enrica Bonaccorti afferma: “A tutti può capitare di sbagliare, anche agli ospedali. E in questi casi tutti hanno diritto a un giusto risarcimento. Se pensi di aver avuto un danno chiama Obiettivo Risarcimento. Facciamoci sentire. Ci sono fino a dieci anni di tempo per reclamare quello che ci spetta”.

 

Fonte: ANSA

 

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In corsia gratis, medici risarciti

Hanno lavorato per anni in corsia tra il 1978 e il 2006 nell’epoca in cui gli specializzandi non erano retribuiti. Ora mostrano gli assegni dei risarcimenti dopo una causa promossa da Consulcesi, che ieri ha organizzato un convegno a Firenze: sono 110 i medici toscani risarciti. In totale, gli assegni valgono 3,4 milioni di euro.

Continuiamo nel nostro lavoro a tutela dei medici specialisti – afferma l’avvocato Marco Tortorellaforti ora anche di un recente e autorevole parere pro veritate che conferma la tesi che abbiamo sempre sostenuto, e cioè che in assenza di sentenze e normative chiare ed univoche sulla posizione dei medici immatricolati dal 1978 in poi, non si è formata la certezza del diritto necessaria per il decorso della prescrizione“.

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Ex specializzandi: niente prescrizione, la partita si riapre

Di Amato: “Senza normative e sentenze chiare e univoche, la prescrizione ad oggi non è decorsa”

Medici ex specializzandi: la partita dei rimborsi è ancora aperta, la prescrizione non scatta. La vicenda dei camici bianchi che non hanno ricevuto la corretta remunerazione durante la scuola di specializzazione in Medicina, in aperta violazione delle direttive Ue in materia (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE), torna sotto i riflettori per l’ennesima svolta nel dibattito giurisprudenziale sul tema dei termini prescrittivi; stavolta grazie al parere pro veritate del Prof. Avv. Sergio Di Amato, già magistrato e presidente della Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, veste nella quale ha maturato una approfondita esperienza sui temi della responsabilità civile, conferma che la prescrizione per gli specialisti 1978-1991 non è decorsa.

Secondo lo studio “in assenza di sentenze e normative chiare ed univoche sulla posizione dei medici immatricolati dal 1978 in poi, non si è formata la certezza del diritto necessaria per il decorso della prescrizione”. In particolare, secondo quanto evidenziato nel parere: “La situazione di grave incertezza, oltre che allo Stato legislatore, che ha pervicacemente disatteso i suoi obblighi anche quando ha emanato leggi espressamente definite di adempimento, è riconducibile ai tempi occorsi alla giurisprudenza nazionale per pervenire ad una definizione del rimedio ed anche all’Avvocatura dello Stato, anch’essa tenuta all’obbligo di leale collaborazione, la quale ha sollevato eccezioni di ogni tipo. Solo dal 2011 – si legge ancora nel parere redatto da Di Amato – lo Stato, attraverso l’elaborazione giurisprudenziale, ha messo a disposizione dei soggetti lesi dal suo inadempimento un sufficientemente certo e perciò effettivo rimedio giurisdizionale e può, quindi, iniziare a decorrere la prescrizione decennale”.

Nel nuovo quadro che si delinea, lo Stato sarà oggetto di una nuova valanga di ricorsi, da cui potrebbero derivare ulteriori e più salati esborsi a carico delle casse erariali. Il tutto, aggravando ulteriormente il lavoro dei già oberati tribunali italiani, senza che sia mai stata individuata una soluzione politica attraverso un accordo transattivo per porre fine alla lunga vertenza, come previsto dal Ddl 2400 durante la scorsa legislatura.

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Medici senza stipendio: lo Stato liquida 3,5 milioni

110 (ex) specializzandi toscani vincono la causa storica per il tirocinio non pagato.  L’Italia per quasi 30 anni ha violato la normativa europea e ora deve pagare

Hanno ricevuto quasi 3 milioni e mezzo di euro di risarcimento dallo Stato per aver lavorato in corsia senza essere pagati. Per 110 medici toscani, tutti specializzati tra il 1978 e il 2006, una sentenza che arriva grazie alle azioni collettive intraprese con Consulcesi, network legale in ambito sanitario con oltre 100mila clienti in tutta Italia. E la Toscana, in questa partita legale, si è presa oltre un quinto di tutti i rimborsi con i quali lo Stato ha sanato il contenzioso con gli ex specializzandi.

A lavoro senza essere pagati

Tutto nasce da una direttiva dell’Unione Europea che prevede un corretto trattamento economico per i medici specializzati. In Italia, però, questa direttiva non è stata rispettata perché i dottori durante la specializzazione, dal 1978 fino al 1994, non sono mai stati pagati. Anche se impegnati a pieno regime in turni a volte molto pesanti negli ospedali. Solo dal 1994 e fino al 2006, poi, questa anomalia è stata sanata. Ma solo in parte, con una sorta di rimborso spese non ancora in linea con quanto dettato dall’Ue.

I dati dei rimborsi

In Italia sono stati 474 i medici rimborsati tramite Consulcesi, di questi 110 sono toscani. La parte del leone spetta a Firenze con 36 dottori ai quali lo Stato ha staccato assegni per un totale di 1.140.000 euro. Seguita da Pisa con 14 medici risarciti per un totale di 443.000 euro. Seguono Lucca con 380.000 euro e 14 medici vincitori del ricorso. A seguire la provincia di Arezzo con 11 medici (348.000 euro risarciti), Livorno con 9 professionisti (rimborso pari a 284.000 euro) passando per le altre province con Pistoia con 8 medici e 253.000 euro, Siena con 7 medici e 222.000 euro, Prato con 6 medici e 190.000 euro, Grosseto con 4 medici e 127.000 euro chiudendo con Massa Carrara con 3 medici risarciti per un totale di 94.000 euro. In media ogni medico ha ricevuto un rimborso di 31.645 euro.

Non c’è prescrizione

Questa è una tappa decisiva del contenzioso tra Stato ed ex specializzandi – ha spiegato Marco Tortorella, avvocato specialista in questo tipo di procedimenti. L’assenza di sentenze e normative chiare e univoche sulla posizione dei medici immatricolati dal 1978 in poi, non dà la certezza del decorso in prescrizione. Questo riapre la partita e diventa una ragione in più per continuare a far valere i diritti dei ricorrenti“.

“Buco” da miliardi di euro

I medici rimborsati sono già migliaia per un totale di 530milioni di euro. Di fronte al rischio di una vera e propria voragine nei fondi pubblici, spetterà al nuovo Parlamento il compito di invididuare finalmente una soluzione normativa per scongiurare un erborso complessivo stimato in oltre 5 miliardi di euro. Questa tranche di rimborsi, dunque, non sarà l’ultima. Lo Stato, infatti, sarà oggetto di una nuova valanga di ricorsi, da cui potrebbero derivare ulteriori e più salati esborsi. Il tutto, aggravando ulteriormente il lavoro dei già oberati tribunali italiani, senza che sia mai stata individuata una soluzione per porre fine alla lunga vertenza. Nel frattempo Consulcesi si prepara a una nuova azione collettiva già programmata a partire dal 18 luglio.

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Prescrizione ex specializzandi. “Si riapre la partita”. Il parere di Sergio Di Amato (Cassazione)

Il parere del Prof. Avv. Di Amato, già presidente della terza sezione civile della Cassazione, certifica la tesi da sempre sostenuta da Consulcesi: “Senza normative e sentenze chiare e univoche, la prescrizione ad oggi non è decorsa“. Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi: “Forti dell’autorevole parere lanciamo subito una nuova azione collettiva per dare a tutti l’opportunità di recuperare le somme dovute dallo Stato e per rassicurare tutti coloro che sono in attesa sull’esito positivo dei procedimenti pendenti“.

Medici ex specializzandi: la partita dei rimborsi è ancora aperta, la prescrizione non scatta. La vicenda dei camici bianchi che non hanno ricevuto la corretta remunerazione durante la scuola di specializzazione in Medicina, in aperta violazione delle direttive Ue in materia (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE), torna sotto i riflettori per l’ennesima svolta nel dibattito giurisprudenziale sultema dei termini prescrittivi; stavolta grazie al parere pro veritate del Prof. Avv. Sergio Di Amato (già magistrato e presidente della Terza Sezione civile della Corte di cassazione, veste nella quale ha maturato una approfondita esperienza sui temi della responsabilità civile).

Secondo lo studio “in assenza di sentenze e normative chiare ed univoche sulla posizione dei medici immatricolati dal 1978 in poi, non si è formata la certezza del diritto necessaria per il decorso della prescrizione”. In particolare, secondo quanto evidenziato nel parere: “La situazione di grave incertezza, oltre che allo Stato legislatore, che ha pervicacemente disatteso i suoi obblighi anche quando ha emanato leggi espressamente definite di adempimento, è riconducibile ai tempi occorsi alla giurisprudenza nazionale per pervenire ad una definizione del rimedio ed anche all’Avvocatura dello Stato, anch’essa tenuta all’obbligo di leale collaborazione, la quale ha sollevato eccezioni di ogni tipo. Solo dal 2011 – si legge ancora nel parere redatto da Di Amato – lo Stato, attraverso l’elaborazione giurisprudenziale, ha messo a disposizione dei soggetti lesi dal suo inadempimento un sufficientemente certo e perciò effettivo rimedio giurisdizionale e può, quindi, iniziare a decorrere la prescrizione decennale“.

Un parere in linea con ciò che ha sempre sostenuto Consulcesi. “Seppur certi delle nostre tesi – spiegano i legali Consulcesi – abbiamo sempre messo al primo posto la tutela dei medici e, con un senso di forte lealtà nei loro confronti, avevamo sospeso le azioni laddove il quadro giuridico sulla prescrizione presentava differenti interpretazioni. Ora, invece, forti di questo parere, che conferma le nostre tesi, invitiamo tutti i medici che ancora non lo hanno fatto ad attivarsi per il recupero delle somme dovute dallo Stato ed incoraggiamo e sosteniamo tutti coloro che sono in attesa dell’esito positivo dei procedimenti pendenti“.

Nel nuovo quadro che si delinea, lo Stato sarà oggetto di una nuova valanga di ricorsi, da cui potrebbero derivare ulteriori e più salati esborsi a carico delle casse erariali. Il tutto, aggravando ulteriormente il lavoro dei già oberati tribunali italiani, senza che sia mai stata individuata una soluzione politica attraverso un accordo transattivo per porre fine alla lunga vertenza, come previsto dal Ddl 2400 durante la scorsa legislatura.

Il parere di Di Amato – sottolinea Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi – rappresenta la più autorevole, indipendente e credibile conferma della permanenza ancora oggi del diritto al risarcimento per i medici che hanno svolto i corsi di specializzazione dal 1978 e che la prescrizione non è decorsa. Questo parere smentisce tutti i detrattori e dà forza a chi da sempre ci sostiene e crede nella battaglia che noi per primi abbiamo affrontato e vinto, cambiando la giurisprudenza grazie alle pionieristiche tesi portate avanti dai nostri legali. Consulcesi continua a dimostrare di essere l’unica realtà legale affidabile in Italia“.

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Migliaia di medici di famiglia potrebbero fare causa allo Stato

Riguarda coloro che dal 1993 hanno subito disparità di trattamento rispetto ai colleghi specializzandi

Migliaia di medici di Medicina Generale che dal 1993 hanno subito disparità di trattamento rispetto ai colleghi specializzandi, potrebbero decidere di rivolgersi al giudice chiedendo un risarcimento a titolo forfettario che può  arrivare fino a 50mila euro per ogni anno di specializzazione. Il pool di legali di Consulcesi, che si è già attivato presso i Tribunali di tutta Italia, annuncia la nuova azione collettiva per il 13 aprile riservata ai medici di famiglia penalizzati dallo Stato. I medici di famiglia devono, dunque, fare i conti con gli effetti dell’imbuto formativo con un ricambio generazionale reso ancora più complicato dalla disparità di trattamento economico, fiscale e  assicurativo che subiscono tutti gli MMG durante la formazione post laurea. Il pool di legali di Consulcesi si è già attivato presso i Tribunali di tutta Italia per rivendicare il loro diritto sancito da direttive Ue, non correttamente recepite e attuate.

Il Corso di formazione specifica in Medicina Generale è stato, infatti, previsto con la legge 30/07/1990 n. 212, in attuazione della direttiva n. 86/457/CEE ed è un titolo necessario per svolgere l’attività di Medico Chirurgo di Medicina Generale. I partecipanti al corso percepiscono una borsa di studio pari a quella prevista per gli specializzandi con il D.lgs n. 257/91 (11.603 euro circa all’anno: D.M. 7 marzo 2006). Il pool di legali di Consulcesi definisce la questione come trattamento discriminatorio rispetto i colleghi specializzandi. Nello specifico le principali differenze sono le seguenti: gli specialisti (a partire dall’anno accademico 2006/2007) ricevono una retribuzione annua di circa 26mila euro, sono esentati dal pagamento dell’IRPEF, non sostengono gli oneri assicurativi per i rischi professionali e godono di contributi versati per ogni anno di specializzazione. I medici di medicina generale, al contrario, sono borsisti e ricevono circa 11mila euro l’anno con una modalità vecchia di vent’anni, senza l’adeguamento del 2006 che è stato riservato alle borse destinate agli specializzandi; pagano l’IRPEF sulla borsa già tassata, che in tal modo assume valenza di reddito percepito, senza però godere del calcolo del triennio di specializzazione ai fini pensionistici e, infine, pagano i contributi e provvedono a proprio carico alla copertura assicurativa per i rischi professionali.

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Specializzandi senza stipendio, arrivano i soldi

Dopo anni, assegni dallo Stato

Medici specializzandi in corsia senza essere pagati. Una situazione partita con chi si è specializzato tra il 1978 e il 2006 senza ricevere il corretto trattamento economico, nonostante fosse previsto dalle direttive dell’ Unione europea in materia. Grazie alle azioni collettive portate avanti da Consulcesi, network legale in ambito sanitario, oltre 470 medici provenienti da tutta Italia, con una netta prevalenza degli specialisti fiorentini e delle altre province toscane, hanno ricevuto a Firenze gli assegni di rimborso firmati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri; il tutto per un ammontare complessivo di oltre 15milioni di euro. “Qui a Firenze si è segnata un’ulteriore decisiva tappa di questo contenzioso – sottolinea Marco Tortorella, avvocato specialista nel contenzioso tra lo Stato e gli ex specializzandi – . Continuiamo nel nostro lavoro a tutela dei medici, forti ora anche di un recente autorevole parere pro veritate che conferma la tesi che abbiamo sempre sostenuto, e cioè che in assenza di sentenze e normative chiare e univoche sulla posizione dei medici immatricolati dal 1978 in poi, non si è formata la certezza del diritto necessaria per il decorso della prescrizione. Questo riapre la partita e diventa una ragione in più per continuare a far valere i diritti dei ricorrenti“.

I medici oggi rimborsati si aggiungono alle migliaia di colleghi ai quali Consulcesi ha fatto riconoscere oltre 530 milioni di euro. Ora il nuovo Parlamento avrà il compito di individuare una soluzione normativa per scongiurare un esborso complessivo stimato in oltre 5 miliardi di euro. “Sono davvero felice per i tanti medici che hanno ricevuto il rimborso e si sono visti riconoscere il loro diritto, ristabilendo finalmente equità con i medici specialisti degli altri Paesi dell’Europa – commenta l’onorevole Federico Gelli, responsabile del rischio in sanità di Federsanità Anci -. Ritengo che governo e parlamento debbano riprendere l’iter per varare una soluzione normativa che ponga fine a un contenzioso che dura da troppi anni, restituendo la dovuta serenità ai medici, anche attraverso l’emanazione degli ultimi decreti attuativi sulla responsabilità professionale sanitaria“.

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Rimborsi ex specializzandi, nuova class action. Cassazione: risarcimenti dovuti dal 1983

Ex specializzandi ancora sulla breccia. In un clima reso più difficile dal susseguirsi di sentenze che danno torto allo stato e lo inchiodano alla necessità di trovare una via d’uscita legislativa al contenzioso, Consulcesi proroga fino a dopodomani 3 agosto la scadenza della nuova azione collettiva. Intanto la Cassazione con sentenza 20348 appena depositata chiarisce a un gruppo di studenti siciliani immatricolati prima del 1983 che, anteriormente a quell’anno, non sono dovute le borse non corrisposte: lo Stato deve pagare una volta scaduti i termini di trasposizione della direttiva, e cioè dall’anno accademico 1982-83. Per inciso, altre sentenze di Cassazione dicono che deve pagare anche studenti immatricolati prima, ma – come si chiarisce in questo caso – non per annualità precedenti al 1983. Intanto, nei primi sei mesi del 2018, tra medici immatricolati tra il 1978 e il 1991 che non percepirono le borse (tra 1983 e ’91) e loro colleghi che non si videro versati i contributi nel periodo 1993-2006, solo tra i patrocinati dagli avvocati del pool Consulcesi, sono stati restituiti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri oltre 34 milioni di euro. Si aggiungono a oltre 530 milioni versati in precedenza dallo Stato.

I tribunali hanno riconosciuto la violazione delle direttive europee 75/362, 75/363 e 82/76 anche nelle sentenze 7826 del 18 aprile 2018 della II Sezione Civile del Tribunale di Roma e 391 del 19 gennaio 2018 della Corte d’Appello di Roma. Ricomincia il pressing “morale” sul nuovo Parlamento perché individui una soluzione normativa per evitare un esborso complessivo stimato in svariati miliardi di euro. Tra l’altro una storica sentenza della Corte di Giustizia Europea sulle cause riunite C-616/16 e C-617/16 potrebbe far triplicare le somme da riconoscere ai medici. “La sentenza 24 gennaio 2018 riguarda la coorte di specializzandi immatricolati ai corsi tra il 1978 e il 1991 che non si videro riconosciuto l’importo dell’intera borsa. Stabilisce che hanno diritto a retribuzione anche gli immatricolati ante-1982 a decorrere dal 1983 e fino al momento dell’uscita dal corso. La corte europea -spiega il Team legale Consulcesi – ha stabilito che per retribuire questi medici nel periodo anteriore l’entrata in vigore della direttiva si prende a riferimento, appunto, la normativa vigente nell’anno di recepimento delle regole europee. Per l’appunto nel 1991, anno di entrata in vigore del decreto 257, il medico specializzando faceva riferimento a un parametro di 11.103 euro ed è quello da prendere in considerazione per la quantificazione del risarcimento, non il successivo importo di euro 6700 circa stabilito con la legge 370 del 1999. In questo caso lo specializzando pagato in funzione della legge successiva può far valere il “debito di valore”, e con la rivalutazione e gli interessi legali le cifre a carico dello stato sono suscettibili persino di triplicare”.

Sulla vicenda va ricordato anche, in tema di prescrizione, il recente parere pro veritate del professor Sergio Di Amato, già presidente della III Sezione della Corte di Cassazione. Secondo sentenze ed autorevoli osservatori, a causa dell’assenza di leggi univoche sulla posizione dei medici immatricolati dal 1978 in poi, tuttora non si è formata la certezza del diritto necessaria per il decorso della prescrizione. Ma se proprio si deve indicare una data da cui far decorrere i dieci anni, seguendo il ragionamento del professor Di Amato, non si può partire dall’anno di recepimento della normativa Ue, il 2007, bensì dal 2011, anno in cui il quadro delle sentenze esistenti si è reso sufficientemente evidente agli aventi diritto. In quell’anno, la sentenza 1831 della III sezione di Cassazione ha chiarito a chi ci si deve rivolgere per il risarcimento – la Presidenza del consiglio dei Ministri – e chi ha diritto, ad esempio non è necessario dimostrare di aver frequentato solo il corso di specialità senza aver fatto altre prestazioni.

La nuova azione collettiva parte il 3 agosto con i nostri mille consulenti a disposizione al numero verde e direttamente sul sito”.

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Trovato accordo per permettere allo Stato un risparmio di 5miliardi da destinare al SSN

Una vertenza durata vent’anni, promossa dai medici specializzati. Oggi finalmente si è trovato un accordo che permetterebbe allo Stato un risparmio da 5 miliardi da destinare al Sistema Sanitario Nazionale.

Ammonterebbe a 16 miliardi di euro la cifra che lo Stato Italia dovrebbe versare ai 100mila medici che hanno frequentato la scuola di specializzazione tra il 1978 e il 2006. Il contenzioso nasce dal ritardo di dieci anni con cui la Pubblica Amminstrazione ha recepito le Direttive europee che imponevano un giusto compenso per questi medici.

Posizione regolarizzata quindi per gli iscritti dall’anno accademico 1991/1992 in avanti, decorrenza però che taglia fuori i medici regolarmente registrati fino a quell’anno. Una vicenda complicata che si trascina da anni e alla quale si tenta oggi di riporre rimedio con un Disegno di Legge per un accordo che conterrà i costi del contenzioso di 5 miliardi.

Diverse al momento le ipotesi con come reinvestire questa cifra: si potrebbero acquistare più di 80mila ambulanze, creare milioni di posti letto, o costruire ospedali di media grandezza fino alla creazione di 440.000 borse di studio o all’avio di 100mila contratti di formazione.

Una proposta che rientra nel progetto più complessivo di difesa della professione medica. “Ogni medico costa al sistema sanitario in termini formativi 150mila euro – afferma Federico Gelli – 1.000 medici ogni anno fuggono dal nostro paese in cerca di una nuova possibilità o opportunità di lavoro o di percorso specialistico. Dobbiamo bloccare questa fuga dei cervelli, dobbiamo creare le condizioni pechè questi giovani rimangano nel nostro territorio“.

Guarda il video del TG2, dal minuto 10:32 al minito 12:10

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Lo Stato rimborsa 1.521 medici ex specializzandi con 48 milioni di euro

Nel 2018 lo Stato ha rimborsato 48 milioni di euro a 1.521 camici bianchi in seguito alle azioni collettive dei medici specializzati tra il 1978 ed il 2006 che non avevano ricevuto il corretto trattamento economico, nonostante fosse previsto dalle direttive Ue.

Il 19% dei medici liquidati nel corso degli ultimi dodici mesi è del Lazio, che si conferma al primo posto tra le regioni italiane con 9 milioni di euro di risarcimenti ottenuti. Seguono la Lombardia con 7 milioni (il 14.6% dei medici) e la Sicilia con 4,6 milioni (9.8%). Oltre 31 milioni di euro sono andati nel alle regioni del Centro-Sud, con la Sardegna (+100%) e la Sicilia (+50%), che hanno avuto l’incremento maggiore dei risarcimenti rispetto al 2017.

Anche nel 2018 – spiega Massimo Tortorella, presidente del network legale Consulcesi i tribunali hanno accolto le nostre istanze sulla vertenza degli ex specializzandi, consolidando la giurisprudenza in loro favore. Nel 2019 il nostro impegno a tutela dei medici rimane immutato: è fondamentale portare avanti le azioni legali già avviate e intraprenderne di nuove per dare a tutti l’opportunità di recuperare le somme dovute dallo Stato. Per questo è imminente la nuova azione collettiva”.

E aggiunge: “Di fronte al rischio di una vera voragine nei fondi pubblici, al Parlamento il compito di individuare una soluzione normativa per scongiurare un esborso complessivo stimato in svariati miliardi di euro“.

 

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Medici in corsia con orari da stress. Valanga di ricorsi e tre class action

L’Europa prescrive 11 ore di riposo tra un turno e l’altro: le vertenze sono 430. “Occorre più personale”

Una marea di ricorsi depositati in tribunale e tre class action pronte a essere presentate. Le proteste dei medici pugliesi contro la violazione della direttiva europea che disciplina il riposo dopo turni massacranti in corsia, rischiano di trasformarsi in una vera e propria bomba economica per le casse dello Stato.

I camici bianchi pugliesi sono sulle barricate per la difesa dei loro diritti. Non a caso sono già 430 i ricorsi, presentati dai medici nei tribunali della nostra regione, per denunciare ancora una volta la violazione della direttiva europea 88 del 2003 che prescrive 11 ore di riposo fra un turno e l’altro. È quanto rende noto Consulcesi, società nazionale che tutela i diritti dei medici tramite azioni legali, che ha raccolto in tutta Italia oltre 7mila ricorsi. Solo dai medici baresi sono stati presentati 185 ricorsi, altri 92 da Taranto, 83 da Lecce, 32 da Foggia, 21 da Brindisi e 17 dalla Bat. “I medici – commenta il presidente Massimo Tortorella – hanno compreso che l’azione legale è mossa contro lo Stato, non contro la propria azienda ed è sempre più spesso appoggiata dagli stessi direttori sanitari. Stiamo predisponendo una nuova azione collettiva ad hoc. Siamo di fronte all’ennesima ingiustizia nei confronti dei medici e siamo pronti a tutelarli con i nostri mille tra avvocati e consulenti legali“.

Dai 430 ricorsi pugliesi, oltre 200 sono stati raccolti negli ultimi due mesi mentre gli altri erano arrivati tra novembre e dicembre, quando il tema era caldo per via dell’entrata in vigore della legge 161 del 25 novembre scorso varata dal governo per mettersi in regola con la direttiva europea del 2003.

Come ha evidenziato Bruxelles, non vengono rispettate le 11 ore di riposo tra un turno e l’altro, l’orario settimanale va oltre le 48 ore settimanali e ci sono problemi su guardie, reperibilità e ore di lavoro prestate in libera professione all’azienda sanitaria. Ed è per questo che le cause dei medici contro lo Stato, inadempiente dal 2008 rispetto alla direttiva comunitaria. Ora però il rischio è che questa massa di ricorsi possa trasformarsi in un’emergenza economica proprio per lo Stato, visto che per ogni ricorso vinto dai medici si calcolano rimborsi che variano da 40mila a 80mila euro.

Per Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei medici di Bari, il problema non si risolve se non con un aumento del personale in corsia: “L’impegno preso dalle istituzioni per adeguarsi alla norma è stato diatteso perché negli ospedali pugliesi c’è una grossa carenza di personale. Così è molto difficile andare avanti per i medici, a meno che non si vogliano chiudere altri ospedali per recuperare un pò di personale nelle altre strutture. Ma questo significherebbe un’ulteriore abbassamento del livello di assistenza per i cittadini pugliesi“.

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Test, pubblicate le graduatorie “Molti esclusi faranno ricorso”

Prime immatricolazioni a Medicina, Veterinaria e Architettura. Ora gli scorrimenti

Il giorno atteso dagli studenti è arrivato. Sono state pubblicate ieri dal Miur le graduatorie dei test di ammissione, svolti agli inizi di settembre, ai corsi di laurea a numero programmato in Medicina e Odontoiatria, Medicina Veterinaria e Architettura. I partecipanti al concorso, già a conoscenza del punteggio ottenuto (pubblicato alla fine dello scorso mese) hanno potuto verificare sul sito di Universitaly la posizione raggiunta e soprattutto l’assegnazione alla sede universitaria prescelta.

Una prima scrematura degli aspiranti si è avuta per il mancato raggiungimento del punteggio minimo previsto dal bando. Per quanto concerne Medicina e Odontoiatria, su 67.005 candidati (in tutta Italia) solo in 40.477 hanno raggiunto i 20 punti necessari per non essere scartati, numero comunque di molto superiore rispetto ai 9.779 posti disponibili per l’anno accademico 2018-2019. A Bari per la Medicina si sono presentati in 2.837 per 327 immatricolazioni.

Completamente diverso il discorso per Architettura: in questo caso il numero dei candidati, sceso da 7.986 a 5.720, è addirittura inferiore ai posti stabiliti dal Miur (7.211), cosicché ovunque (anche a Bari: 215 iscrizioni per 200 posti) si avrà la possibilità di frequentare il corso nella sede prescelta. Le probabilità invece si restringono, così come per Medicina, anche per Veterinaria (8.136 candidati per 759 posti, a Bari 435 per 54); in molti dovranno attendere per sapere quale sarà il loro futuro.

Infatti, chi è stato “assegnato” ha chiuso la partita: può procedere all’immatricolazione nell’università preferita. Nel caso in cui invece risulti, accedendo all’area riservata di Universitaly, “prenotato” può iscriversi in uno degli altri atenei scelti oppure confermare l’interesse per la prima opzione e aspettare gli scorrimenti: potrebbe rientrare grazie alla rinuncia di qualche candidati. Gli scorrimenti inizieranno il 10 ottobre e proseguiranno fino a che tutti i posti disponibili saranno destinati.

La procedura sarebbe conclusa qui. Il condizionale, però, è d’obbligo perché sulle prove potrebbe abbattersi una valanga di ricorsi. Per Medicina, per esempio, è assicurato che avverrà, così come accaduto negli anni scorsi. Ad annunciarlo è il network legale Consulcesi che, attraverso il portale web www.numerochiuso.info e la campagna social #Melomerito, ha raccolto decine di segnalazione di irregolarità già al vaglio degli oltre mille consulenti di cui dispone (si possono consultare gratuitamente chiamando il numero verde 800.122.777). “Una pioggia di ricorsi è pronta a invadere i tribunali – afferma il presidente Massimo Tortorella – . Fin dall’istituzione del numero programmato siamo a fianco dei candidati penalizzati da una selezione inadeguata. Anche quest’anno vogliamo dare voce a chi chiede meritocrazia e rispetto delle regole, e lo faremo anche in tribunale“.

La Puglia, dopo la Sicilia (23%) è la seconda regione per numero di denunce (13%), quasi tutte provenienti da Bari, peraltro sede dei test. Consulcesi ce ne ha fornito alcune, preservandone per ora l’anonimato. Michele segnala che “i commissari si sono limitati a trascrivere il numero del documento d’identità senza procedere al controllo della foto per verificare l’identità del candidato“. Cosimo spiega che “il responsabile della mia aula ha deciso di far partire il tempo a nostra disposizione e solo dopo di leggere le istruzioni fornite dal Miur. Così facendo ci siamo ritrovati con una decina di minuti in meno“. Rosa scrive che “durante la prova ho sentito distintamente squillare un cellulare, ma le aule non dovrebbero essere schermate?” Antonia evidenzia “la scarsissima vigilanza durante la prova, diversi candidati hanno potuto confrontarsi tra di loro in maniera assolutamente plateale“. Ruggero mette nero su bianco che “molti studenti avevano uno smartwatch, nonostante fosse espressamente vietato, e non facevano altro che guardarlo e toccarlo. Non credo fosse solo per controllare l’ora…“; Maria sottolinea che “una volta ritirate le penne, nell’attesa della riconsegna della prova, diversi studenti ne hanno tirato fuori un’altra di scorta tenuta fino a quel momento nascosta, copiando direttamente le risposte dei compagni“.

Insomma, tra le denunce più frequenti c’è l’utilizzo di smartphone (19%), la violazione delle procedure (16%) e i mancati controlli (10%), anche se resta da verificare quali siano i casi che possano reggere un procedimenti in Tribunale. In ogni caso, il fenomeno a quanto pare è inconfutabile e riguarda soprattutto il Sud Italia: ci sono, a parte Sicilia e Puglia, casi segnalati anche nel Lazio, in Calabria e in Campania. Al Nord invece c’è un inedito picco di casi in Lombardia (15%). “Da 18 anni, da quando nel 1999 venne istituito il numero programmato – spiega Consulcesi – facciamo ricorsi e grazie ad essi migliaia di studenti si sono potuti immatricolare e coronare il sogno di indossare il camice bianco. Il numero chiuso deve essere un’eccezione e non la regola. Da parte nostra ci siamo già attivati presso le istituzioni per avviare un dialogo che consenta di individuare una soluzione per un accesso meritocratico a Medicina in grado di risolvere l’annoso problema delle irregolarità e al contempo di arginare la carenza di camici bianchi che si prospetta nel prossimo futuro“.

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Ex specializzandi: rimborsi record nel 2018, 34 milioni già pagati

La sentenza della Corte di Giustizia Europa e le ultime decisioni dei tribunali confermano il diritto per i medici specialisti ’78-2006 e il recente parere pro veritate riapre la partita della prescrizione: attesa una nuova ondata di ricorsi.

Oltre 34 milioni di euro nei primi 6 mesi del 2018 e nuove interpretazioni giuridiche a favore degli ex specializzandi. Un 2018 all’insegna del riconoscimento dei diritti violati per i medici a cui lo Stato ha negato il corretto trattamento economico durante la specializzazione in Medicina violando le direttive Ue in materia (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE).

Insieme ai rimborsi (solo per i medici tutelati da Consulcesi la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha staccato assegni per oltre 34 milioni di euro nel giro di pochi mesi) si è ulteriormente rafforzata la giurisprudenza in favore dei ricorrenti. Lo dimostra l’escalation di sentenze sempre più ravvicinate (le ultime, in ordine di tempo, sono la n. 7826 del 18 aprile 2018 della Seconda Sezione Civile del Tribunale di Roma e la n. 391 del 19 gennaio 2018 della Corte d’Appello di Roma) e che hanno disposto risarcimenti milionari in favore dei camici bianchi, in aggiunta alle migliaia di colleghi ai quali Consulcesi ha già fatto riconoscere oltre 530 milioni di euro.

Di fronte al rischio di una vera e propria voragine nei fondi pubblici, al nuovo Parlamento il compito di individuare finalmente una soluzione normativa per scongiurare un esborso complessivo stimato in svariati miliardi di euro. Tutto ciò, anche in virtù di una recente pronuncia della Corte di Giustizia Europea (cause riunite C-616/16 e C-617/16), che ha segnato una svolta storica nella giurisprudenza del lungo contenzioso e per gli effetti della quale le somme che i tribunali e le Corti dovranno d’ora in poi riconoscere ai medici potrebbero essere triplicate. Una partita più che mai aperta, quindi, anche grazie a un recente e autorevole parere pro veritate che ha confermato come non si sia formata la certezza del diritto necessaria per il decorso della prescrizione, ciò a causa dell’assenza di sentenze e normative chiare ed univoche sulla posizione dei medici immatricolati dal 1978 in poi.

 

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Medici in corsia senza retribuzione: risarcimento da 15 milioni di euro

Lo Stato paga gli ex-specializzandi

Mi rallegro per i colleghi che oggi ottengono finalmente un diritto dovuto e per troppo tempo negato” dice Roberto Monaco, segretario nazionale Federazione medici e già presidente dell’ordine dei medici di Siena annunciando la vittoria della causa legale collettiva che ha visto coinvolti anche 7 medici senesi.

Al centro del contenzioso erano 470 medici in corsia – in gran parte toscani – che si sono specializzati tra il 1978 e il 2006, ma che non hanno ricevuto fino ad oggi il corretto trattamento economico, nonostante fosse previsto dalle direttive Ue. A Firenze sono stati dunque consegnati gli assegni di rimborso firmati dalla presidenza del Consiglio dei Ministri: il tutto per un amontare complessivo di oltre 15milioni di euro. Un rimborso che per i 7 medici senesi vale complessivamente oltre 220mila euro. “Spero che questo diritto venga riconosciuto anche ai tanti medici ancora in attesa – continua Roberto Monaco – La vertenza tra lo Stato e gli ex specializzandi si trascina ormai da anni, urge una soluzione normativa alla vicenda“. Le azioni colettive sono state portate avanti da Consulcesi, network legale in ambito sanitario.

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Ex specializzandi, consegnati da Consulcesi 95 milioni di arretrati in dodici mesi

Oltre 95 milioni di euro negli ultimi 12 mesi: è la cifra consegnata da Consulcesi, attiva nell’assistenza legale in sanità, ai medici coinvolti nell’annosa vicenda degli ex specializzandi cui lo Stato, in violazione delle direttive Ue (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE), aveva negato il corretto trattamento economico durante il corso post laurea in Medicina. “Oltre il 26% dei medici che si sono visti riconoscere quanto ingiustamente negato – sottolinea Consulcesi – sono del Lazio, il 21% della Lombardia e l’8% della Campania. Solo a Roma, infatti, durante un recente evento, Consulcesi ha consegnato ai suoi assistiti più di 62 milioni di euro“.

Se per gli ex specializzandi ’78-’91 che non hanno prodotto un atto interruttivo o intrapreso l’azione legale il discorso si è chiuso lo scorso 21 ottobre (perché esattamente 10 anni prima scadeva il termine entro cui l’Italia doveva adeguarsi alle direttive Ue in materia), ricorda Consulcesi, i giochi sono ancora aperti per i camici bianchi che si sono specializzati tra il ’93 e il 2006. Questi ultimi possono, infatti, agire per rivendicare la maggiore remunerazione che attualmente spetta ai medici specializzandi, oltre a tutti i benefici previdenziali e di carriera“. Per gli specializzandi ’78-’91 che hanno già adito le vie legali, ma che non si sono visti ancora riconoscere quanto dovuto dai Tribunali, o che addirittura hanno subìto uno stop in primo grado, invece, “è importante perseverare perché la giurisprudenza è ormai consolidata in favore dei ricorrenti: lo dimostra l’escalation di sentenze sempre più ravvicinate (tre solo negli ultimi mesi) che hanno disposto risarcimenti milionari in favore dei camici bianchi. L’ultima in ordine di tempo è la sentenza n.6009 del 28 settembre della Corte d’Appello di Roma che è arrivata immediatamente dopo un’altra pronuncia della Corte d’Appello di Messina (n.907 del 21 settembre) e della Corte di Appello di Roma (4898/17 del 19 luglio). In totale oltre 20 milioni di euro pagati dalla Presidenza del Consiglio in favore dei medici specialisti con lo Stato esposto complessivamente al rischio di un esborso superiore ai 5 miliardi di euro“.

Per questo, parallelamente al Ddl 2400 che propone un accordo transattivo, si profila un emendamento alla Legge di Stabilità per chiudere una vertenza che continua a rappresentare una delle principali voci di spesa di Palazzo Chigi. “In attesa di una soluzione politica del caso, che consenta al legislatore di riappropriarsi del suo ruolo, da ormai troppo tempo affidato ai Tribunali – sottolineano i legali di Consulcesi -, è opportuno che i medici specialisti tutelino il loro diritto attraverso la prossima azione collettiva“.

 

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Specializzandi, sul Lario rimborsi record

Oltre 700mila euro la cifra che finirà ai camici bianchi comaschi. Lombardia e Lazio le regioni con il maggior numero di medici interessati alla vicenda

Rimborsi per oltre 700mila euro a 21 medici comaschi. Sono cifre importanti quelle relative all’annosa vicenda degli ex specializzandi ai quali lo Stato – violando, evidentemente, le normative dell’ Unione Europea – aveva negato il corretto trattamento economico durante il corso post laurea in Medicina. Cifre che costituiscono, da sole, un atto di accusa quasi senza appello. Se è vero che nella sola provincia lariana la somma rimborsata nel 2017 ai camici bianchi del territorio coinvolti nel caso è stata, appunto, di 700mila euro.

I dati sono stati forniti ieri da un comunicato stampa da Consulcesi, società che si occupa di assistenza legale in ambito sanitario.

I rimborsi sono stati distribuiti in tutta Italia, ma tre regioni che hanno fatto la parte del leone: oltre il 26% dei medici che si sono visti riconoscere quanto spettava loro sono infatti residenti nel Lazio. Il 21% vivono e lavorano invece in Lombardia e l’ 8%, infine, sono operativi in Campania.

Nella sola Lombardia sono stati rimborsati 570 medici e di questi, come detto, 21 in provincia di Como per un ammontare complessivo pari a 735mila euro. Quasi un milione e 400mila euro è stata la cifra destinata a 39 medici di Varese e 350mila euro per i 10 camici bianchi di Lecco che hanno ottenuto il rimborso.

Una prima tranche – che ha visto coinvolti chi si è specializzato tra il 1978 e il 1991- si è praticamente conclusa, mentre i possibili rimborsi possono ancora essere richiesti e ottenuti da chi si è specializzato tra il 1993 e il 2006. In provincia di Como potranno quindi ottenere qualcosa altri medici e la cifra del rimborso salire molto oltre i 735mila euro versati fino a questo momento sul Lario.

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Specializzandi, medici di famiglia pagati meno. Valanga di ricorsi in arrivo

Pronta la prima azione collettiva: rimborsi fino a 150 mila euro.

Borse di studio più leggere per i medici di famiglia in formazione, rispetto agli agli specializzandi: in arrivo una valanga di ricorsi contro lo Stato.

Tutti i medici che hanno frequentato, o stanno frequentando, i Corsi di Formazione Specifica in Medicina Generale, con iscrizione a partire dal 1993-94 ad oggi, possono aderire il 15 dicembre 2017 alla prima azione collettiva lanciata da Consulcesi per vedere riconosciuti i propri diritti. Lo fa sapere Consulcesi, realtà leader nell’assistenza legale in sanità che ha fatto riconoscere oltre 530 milioni di euro ai medici coinvolti nella nota vicenda degli ex specializzandi ’78-2006.

In Italia – spiega l’avvocato Marco Tortorella, legale specializzato nel contenzioso – il Corso di formazione specifica in Medicina Generale è stato previsto con la legge 30/07/1990 n. 212, in attuazione della direttiva n. 86/457/CEE ed è un titolo necessario per svolgere l’attività di Medico Chirurgo di Medicina Generale. I partecipanti al corso percepiscono una borsa di studio pari a quella prevista per gli specializzandi con il D.lgs n. 257/91. Dal punto di vista fiscale e assicurativo, però, le differenze sono molte. Coloro che frequentano i corsi di formazione in Medicina Generale ricevono delle borse di studio dalla Regione su cui pagano l’IRPEF e devono sostenere le spese per la copertura assicurativa; al contrario, la remunerazione riconosciuta per frequentare le scuole di specializzazione è esente dall’IRPEF e le strutture sanitarie provvedono al pagamento dell’assicurazione per i rischi professionali, per la responsabilità civile contro terzi e gli infortuni connessi all’attività assistenziale svolta dal medico in formazione. Ai medici iscritti al Corso in Medicina Generale – prosegue l’avvocato Tortorella – non è stato, inoltre, riconosciuto lo stesso trattamento che dal 2006 viene riservato agli altri specializzandi. Fermo restando che il Corso in Medicina Generale è equiparabile a quello di specializzazione medica (tempo pieno, orari, esclusività) c’è un’evidente disparità di trattamento. Il risarcimento possibile per i migliaia di medici di Medicina Generale coinvolti può arrivare fino a 150mila euro per tutta la durata del corso.

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Borse Mmg, continuano i ricorsi. Fimmg formazione c’è bisogno di più posti nel triennio

Il parlamento boccia cento milioni in più da spendere nella formazione post-laurea, la tagliola della commissione Bilancio non si ferma neppure di fronte alle disparità di trattamento dei laureati rispetto ai pari-grado del resto dei paesi europei: disparità che continuano a produrre richieste di rimborso degli ex specializzandi, cui potrebbero seguire presto molti ricorsi pure dai tirocinanti in medicina generale. Il gruppo di avvocati Consulcesi che ha appena patrocinato cause vinte con lo Stato per 20 milioni, comunica che per gli ex specializzandi immatricolati tra il 1978 e l ’91 che non percepirono la borsa di studio il 21 ottobre è scaduto il termine di prescrizione. L’Italia si era infatti adeguata alla normativa dell’Unione Europea 10 anni prima, a ottobre 2007 con il recepimento delle direttive europee. Chi però aspetta una sentenza o ha perso in primo grado ha dalla sua le recenti sentenze in Corte d’Appello, due a Roma (19 luglio e 28 settembre) e una a Messina (907 del 21 settembre) che hanno dato ragione ai ricorrenti senza generare controricorsi.

Non è invece finita per gli immatricolati alle scuole di specializzazione tra il 1993 e il 2006 che percepirono i contratti senza garanzie assicurative né contributi. Per questa categoria sembra si possa ancora ricorrere. Di recente lo stesso vicepresidente Fofi senatore D’Ambrosio Lettieri, promotore del disegno di legge-sanatoria che avrebbe dovuto evitare maggiori esborsi allo Stato ha affermato che “il principio in nome del quale un diritto decade per sopravvenuti termini prescrittivi è un aspetto controverso” e “bisogna assumersi la responsabilità di affermare che il diritto non è prescritto finché non arrivi una legge sulla base delle direttive Ue“. Di qui il suggerimento di inviare al Ministero dell’Università una Pec invocando l’interruzione dei termini di prescrizione perché l’istituzione sappia che quel diritto si intende esercitarlo.

Nel frattempo, sia Consulcesi sia il Sindacato Smi hanno promosso nuove azioni collettive per consentire ai tirocinanti in medicina generale immatricolati dal 1993 di recuperare con un ricorso al giudice ordinario la differenza tra la borsa percepita e il contratto specializzandi che in teoria loro spetterebbe. Il termine per aggregarsi all’azione degli avvocati scadeva il 15 dicembre. Secondo un’interpretazione sempre più diffusa in ambito legalistico, Bruxelles parte dal presupposto di equiparare tutta la formazione post-laurea dei medici a una formazione di tipo specialistico. Ma in Italia questa visione non passa. “Lo stop all’emendamento proposto dall’onorevole Crimì in Finanziaria e volto ad attribuire 100 milioni alla formazione post-laurea, da destinare anche ai futuri medici di medicina generale rivela come la classe politica non avverta la grave carenza di formazione che colpisce in particolare il territorio“, spiega Noemi Lopes, segretario nazionale Fimmg Formazione. “Mille candidati l’anno alla Medicina Generale – più di ogni altra specialità – non colmano i vuoti di fronte al pensionarsi di molti colleghi. In regioni come la Lombardia si registra una vera emergenza“.

Da tempo – continua Lopes – noi ci battiamo contro la diseguaglianza tra la borsa del tirocinante e il contratto dello specializzando. Ma siamo altresì consapevoli che una forte valorizzazione delle borse, senza incrementare le risorse a disposizione, si tradurrebbe in un calo o peggio un crollo dei contratti, mentre è proprio di più posti al triennio di medicina generale che c’è bisogno. L’ideale sarebbe che il Legislatore capisse la necessità di finanziare il settore. Ma questa presa di coscienza non c’è”. Lopes aggiunge che “i colleghi che vogliano ricorrere sono liberi di farlo, fin qui le criticità che ci hanno mostrato gli avvocati fanno riferimento alle basi giuridiche del tutto differenti dei contratti di medici specializzandi e tirocinanti, e noi stiamo monitorando attentamente la situazione. Forse, per ora, la bocciatura di emendamenti che presuppongono un'”unitarietà” dei finanziamenti per tutto il post-laurea, va considerata con attenzione“.

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Rimborsi ex specializzandi, si riapre la partita per chi ha fatto ricorso entro ottobre 2017

Un tribunale contro tutti, in materia di ex-specializzandi, ma con una tesi originale: l’inadempimento dello stato italiano è cessato dal 20 ottobre 2007 e non dal 27 ottobre 1999 e cioè quando è entrata in vigore la nuova direttiva comunitaria, la 36 del 2005.

Tale principio, affermato dal Tribunale di Roma sezione lavoro nella sentenza 6157 del 2017, in aperta contrapposizione con alcune (non tutte) sentenze di Cassazione, riapre la partita per molti ex specializzandi che hanno inviato al Miur lettera per interrompere la prescrizione entro il 20/10, perché non fa cessare la prescrizione al 27/10/2009 ma otto anni dopo, al 20/10/2017“, spiega l’avvocato Marco Tortorella del pool dei legali Consulcesi. In altre parole, anche se adesso non ci fosse più tempo per ricorrere, chi si è mosso tra il 2009 e il 2017, in quegli otto anni, più di qualche speranza di riavere la borsa a seguito di contenzioso l’ha ancora.

Ricorda Tortorella: “La direttiva europea del ’76 sugli specializzandi fu recepita in Italia solo nel 1991 con il dlgs 257 che introdusse la borsa di studio da 21,5 milioni, pari a 11 mila euro, e provocando ricorsi tra chi non l’aveva percepita. A seguito di tali ricorsi e delle successive pronunce della Corte di Giustizia Europea anche la Cassazione ha stabilito che lo stato italiano è inadempiente agli obblighi “europei” e deve risarcire gli ex specializzandi, ma le sentenze 2011 della III sezione prese a riferimento presentavano secondo noi 2 limiti: primo, legano l’entità del risarcimento alla legge 370/99 che a seguito delle prime sentenze sfavorevoli allo stato aveva sì imposto un risarcimento ma “ribassando” l’importo a 13 milioni di lire, 6700 euro; secondo, fissano la decorrenza della prescrizione a partire dall’entrata in vigore di quella legge, e cioè al 27 ottobre 1999, data da cui i giudici affermavano che il medico avrebbe potuto legittimamente presupporre non si sarebbe più legiferato in materia. Noi invece interpretiamo le sentenze della Corte di Giustizia Ue affermando che l’inadempimento si è verificato verso tutta una classe di medici e ha continuato a rinnovarsi oltre quella data. Nel 2005 sono cambiate le direttive europee, è arrivata la 36 recepita in Italia dal 20 ottobre 2007. Oggi il Tribunale di Roma afferma che la prescrizione decennale decorre da tale nuova direttiva”. Un punto in più per sperare se si hanno in gioco contenziosi.

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Internet, una Giornata mondiale della S-connessione contro la web-dipendenza

Istituire il 22 febbraio una Giornata mondiale della S-connessione promuovendo un’apposita campagna social attraverso l’hashtag #SconnessiDay e una pagina Facebook. E’ la proposta lanciata oggi al ministero della Salute da Consulcesi Club, network da oltre 20 anni in prima linea nella formazione dei medici italiani, e gli attori e il regista di “Sconnessi”, Christian Marazziti. Scopo dell’iniziativa, sensibilizzare genitori, insegnanti e medici sui pericoli, anche per la salute, legati a un uso smodato di web e smartphone. Soprattutto per i medici, infatti, sorge la necessità di capire quando l’uso di Internet, soprattutto nei più giovani, sta assumendo risvolti patologici: un fenomeno che non ha ancora un’ampia letteratura scientifica e che implica un continuo e costante aggiornamento.

Siamo tra i primi a credere nella tecnologia e nelle sue straordinarie potenzialità – sottolinea Massimo Tortorella, presidente del Gruppo Consulcesi e Ceo di Falcon Production, che ha co-prodotto il film Sconnessi – ma riteniamo che si debba intervenire per regolamentare l’abuso di internet e smartphone. È ormai scientificamente dimostrato che questo ha conseguenze sulla nostra salute, siamo di fronte a vere patologie su cui i medici sono chiamati a formarsi ed aggiornarsi. Intanto dobbiamo dare un segnale, per primi noi genitori, insieme a medici e insegnanti: prendiamo una cassetta di sicurezza, riponiamoci all’interno i nostri smartphone e tablet. Disconnettiamoci almeno per un’ora al giorno – noi proponiamo dalle 20.30 alle 21.30 – e riconnettiamoci con la realtà è fra di noi, guardandoci negli occhi e non sui display”.

Come già fatto in occasione dell’epidemia ebola con il primo “Film Formazione” che, con una modalità innovativa, tecnologica e di agevole fruibilità, assicurava ai professionisti sanitari tutte le conoscenze e le competenze utili per arginare la diffusione del virus, Consulcesi mette in campo un nuovo progetto insieme al provider ECM 2506 Sanità in-Formazione. Anche in questa occasione si affronta la patologia con la consueta rigorosità scientifica ma utilizzando anche la capacità di presa e la viralità di un progetto cinematografico ad ampia diffusione. Un’esperienza che inaugura un’altra innovativa modalità formativa: l’edutainment, attraverso un vero e proprio “Netflix della formazione”.

Il corso, presentato oggi al ministero della Salute è intitolato “Internet e adolescenti: I.A.D. e cyberbullismo” e ha come responsabile scientifico lo psichiatra David Martinelli, del Centro Pediatrico Interdipartimentale Psicopatologia da Web presso la Fondazione “Policlinico Gemelli” di Roma. Il corso, che esplora il mondo dei cosiddetti “nativi digitali” inquadrandone sintomi patologici e relative terapie, è corredato da pillole formative video e presenta anche una intervista doppia in cui a Martinelli fa da contraltare Maurizio Mattioli, altro protagonista di “Sconnessi”: un divertente botta a e risposta su internet addiction, nomofobia (la paura di essere sconnessi dallo smartphone) e cyberbullismo. “Internet e adolescenti: I.A.D. e cyberbullismo” è on line gratuitamente sul sito www.corsi-ecm-fad.it e sarà fruibile prossimamente anche da parte di genitori e pazienti. Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente queste tematiche, è attivo presso il Policlinico Gemelli un corso di perfezionamento della durata di 60 ore in dipendenza da internet gioco d’azzardo ritiro sociale e cyberbullismo.

La nuova generazione, quella che viene definita dei ‘nativi digitali’ – spiega David Martinelli – ha sviluppato un modo di vedere la realtà che è diverso dalla generazione precedente. Internet è un mezzo, quindi in sé non è né buono né cattivo, però è fondamentale che la generazione degli adulti, dei genitori, degli educatori e soprattutto dei medici sia consapevole di questo nuovo modo di vedere la realtà per potersi relazionare correttamente con i giovani, in modo da scongiurare eccessi che possono portare a problemi. Concordare con i ragazzi un periodo di ‘disconnessione’, togliendo lo sguardo dallo schermo del cellulare almeno per un’ora al giorno – conclude Martinelli – consente loro di riappropriarsi di relazioni e rapporti personali, fruendo di esperienze reali senza l’interfaccia artificiale del display”.

Con ‘Sconnessi’ ho voluto sottolineare il paradosso del contesto attuale, nel quale abbiamo sempre la possibilità di essere prossimi a qualcuno, grazie a messaggi, social network, videochiamate, senza tuttavia stare mai vicini a nessuno – sottolinea il regista Christian Marazziti -. Per questo assieme al cast del film abbiamo voluto lanciare l’iniziativa #Sconnessiday in sinergia con Consulcesi, anche per sollecitare medici ed educatori ad affrontare questo legame patologico tra iperconnessione e alienazione”.

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